Cambiamenti climatici. Sarà Meglio Adattarsi


Comincia a emergere la consapevolezza che sui cambiamenti climatici è meglio costruire risposte di adattamento piuttosto che inseguire esclusivamente prospettive irrealizzabili e costose di controllo delle emissioni di carbonio. Lettura critica delle conclusioni raggiunte nella Conferenza sui cambiamenti climatici, COP 21, a distanza di due anni.

In un articolo sull’Astrolabio di due anni fa (16 dicembre 2015) commentavo con preoccupazione i risultati della Conferenza di Parigi sui cambiamenti climatici, COP 21.

“Non saranno i risultati del vertice mondale del clima che si è tenuto a Parigi a indicare come muoverci; abbiamo avuto ancora una volta solo previsioni di catastrofe universale, impegni generici sull’obiettivo di evitarla, ma nessuna concreta azione o almeno programma concreto di interventi condivisi, solo whisful thinking, come purtroppo è stato per i trascorsi 25 anni. Le novità sono state: una migliore cosmesi espositiva (coinvolgimento verbale anche dei paesi finora scettici come Cina e USA recentemente “rinsaviti” a parole – ma, forse, parole pronunciate “incrociando le dita” a significare non l’auspicio scaramantico di avveramento, ma al contrario la “riserva mentale” di origine gesuitica); la promessa di un futuribile fondo per i paesi svantaggiati; l’escamotage di una revisione periodica ogni 5 anni (forse nuove previsioni oracolistiche sull’avvicinamento o meno al tetto di 2° C che ci protegga dalla catastrofe); coinvolgimento della World Trade Organization WTO.”

L’articolo aveva una parte propositiva che indicava due percorsi in linea con l’originaria impostazione della prima fase dei lavori dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) quando la componente scientifica era veramente prevalente e si sosteneva la scelta di accompagnare l’azione di mitigation (evitare i cambiamenti climatici) con quella di adaptation (contenere i danni attesi dai cambiamenti climatici)…

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