La Carta di Maccarese è ancora attuale?


La Carta di Maccarese fu preparata dalla FIDAF nel 2001,  prima del G8 di Genova. I tragici fatti di allora annullarono ogni buon proposito.  A 15 anni di distanza aggiungo alcuni recenti commenti:

«Noi avevamo fatto un tentativo ragionevole per  risolvere  l’accensione del detonatore che più ci preoccupa: la fame»;

“Oggi gli stati ricchi e i ricchi in generale non possono pensare – al di là del giudizio etico – di potersi godere in pace la propria ricchezza. Prima o poi arriva il momento del redde rationem. Come sempre è meglio prevenire. Ma siamo ancora nel buio pesto…»;

«Sarebbe bello se potessimo aprire un dibattito in questo campo, un dibattito pubblico anche se virtuale. Potrebbe la FIDAF esserne promotore?».

«In qualche tratto la carta può apparire un pò  ingenua, ma questo significa solamente che la situazione ora è ancora più incarognita di qualche anno fa e che quindi molte speranze di allora rischiano di essere solo utopie al giorno d’oggi»;

«Conserva  la freschezza, la lungimiranza, la sua inossidabile attualità”

L’EXPO 2015, Feeding the planet – Energy for life sta a testimoniarlo.

Di seguito la versione  in italiano e in inglese.

COSTRUZIONE SOLIDALE DELLO SVILUPPO GLOBALE ED EQUO FRA I POPOLI

La riflessione della FIDAF ed il suo appello

Luglio 2001 – G8 di Genova

La globalizzazione è un processo inarrestabile di trasferimento e diffusione di conoscenze, cultura, informazioni, innovazioni, tecnologie, prodotti, servizi e capitali su tutto il pianeta. Se ciò avviene alle condizioni di massima convenienza economica e di minima protezione doganale, vengono favorite le più competitive combinazioni dei fattori produttivi e i maggiori ritorni economici. Questo fenomeno, che sicuramente crea nuove opportunità scientifiche, tecnologiche ed economiche e la più estesa partecipazione della mente e dell’inventiva umana, per la produzione di ricchezza non può essere basato su di una filosofia economico-politica che di fatto finisca per favorire un sistema produttivo improntato al liberismo deregolato e addirittura selvaggio.

Solo un “Governo Mondiale nella democrazia” potrebbe contemperare efficacemente i benefici dell’economia di mercato con i princìpi di salvaguardia sociale, di rispetto dei diritti umani e dei valori delle diversità culturali, della tutela delle risorse naturali e delle esigenze della sostenibilità ambientale. L’assenza di un tale “Governo” mette in luce un vuoto preoccupante che giustifica la nascita di:

  • movimenti anti-globalizzazione, rappresentati dal cosiddetto popolo di Seattle, pacifico, ma anche incline a qualche forma di violenza,
  • organizzazioni di solidarietà e di assistenza (ONG), che operano da tempo in tutto il variegato mondo dei Paesi in via di Sviluppo (PVS) e anche nei Paesi cosiddetti “in transizione”.

Nelle società civili dei Paesi Sviluppati e non, si sta fortunatamente facendo strada il Principio della Responsabilità Planetaria Individuale. Per una prospettiva di sicurezza per le generazioni attuali e per quelle future, occorre una impetuosa mobilitazione delle capacità umane e tecnico-scientifiche di tutti i Paesi, necessariamente sostenute da adeguate risorse finanziarie, per innescare un circolo virtuoso capace di autoalimentarsi.
E’ infatti troppo spesso ignorato il ruolo della ricerca scientifica pubblica che da sempre è stata prodiga di conoscenze, formazione e di know-how attinenti un più equo sviluppo delle popolazioni delle regioni economicamente meno sviluppate. Si tende, infatti, poiché più lontani dal comune sentire, ad omettere la scienza e l’innovazione tecnologica dai fattori del progresso che, come p.e.: telecomunicazioni, informatica, trasporti, stanno rendendo irreversibile la globalizzazione.
La situazione sociale ed economica del mondo sottosviluppato indica, e non da oggi, nella povertà, nell’insufficienza e insicurezza alimentare e nutrizionale, nel degrado ambientale, nel depauperamento delle risorse naturali ed energetiche, le emergenze più gravi di questi tempi. Di queste preoccupanti situazioni l’agricoltura, il settore primario lato sensu, per le sue deficienze è causa o concausa, ma – paradossalmente – è anche la soluzione grazie alle sue potenzialità fondate sulla scienza, sulla tecnica e sulle vaste e diffuse capacità dei suoi addetti.
L’agricoltura è l’attività produttiva umana – in confronto agli altri grandi fattori macroeconomici, imprese e servizi – più soggetta alle influenze ed alle variazioni fisiche e biologiche occorrenti negli ambienti terrestri; ma è anche la forma di lavoro umano, quella insostituibile e fondamentale industria che, attraverso le biofabbriche, le piante verdi, accumula, utilizza, trasferisce e trasforma in prodotto l’energia più pulita e gratuita del mondo: la solare.
All’agricoltura è oggi riconosciuto un ruolo multifunzionale, dalla produzione vegetale e animale alla tutela dell’ambiente antropizzato e del paesaggio, dall’ecocompatibilità alla sostenibilità di una produzione capace di soddisfare le esigenze dei consumatori, di tutti gli uomini, sia dei Paesi industrializzati che di quelli in via di sviluppo, dove vivono 800 milioni di persone con il rischio costante di morire di fame. In nessun Paese l’agricoltura può essere più concepita come un’attività residuale a cui riservare il solo ruolo di produzione di materia prima per uso alimentare e, su scala ridotta, anche materia prima per uso industriale e farmaceutico. Nei PVS, il decollo del settore primario si è verificato con un ritardo di almeno un secolo rispetto ai Paesi economicamente più avanzati. A partire dagli anni Ô60, la cosiddetta “Rivoluzione Verde” ha consentito un aumento medio di produttività dei cereali più importanti (frumento, mais, riso e sorgo) del 2,5% annuo, grazie al ricorso alla ricerca scientifica ed in particolare alla genetica, all’uso dei prodotti agrochimici ed all’estensione della irrigazione.
Senza la “Rivoluzione Verde”, salto epocale, si sarebbero dovuti mettere a coltura – distruggendo preziose foreste e riducendo le già scarse risorse idriche – altri 1.500 milioni di ettari soltanto per i cereali: una superficie vasta 50 volte la superficie agricola italiana! L’agricoltura intensiva ad alto impiego di mezzi tecnici non è stata e non è scevra di conseguenze negative sull’ambiente (acqua, suolo, biodiversità, desertificazione), sull’assetto sociale e sulla cultura delle popolazioni rurali nelle varie zone agroecologiche del pianeta.
Tutti gli studi concordano nel ritenere che, sull’onda del rinnovamento avviato dalla “Rivoluzione Verde” e dalle nuove agrobiotecnologie, sia attendibile nei prossimi 20-30 anni il conseguimento di livelli di produzione agrozootecnica sufficiente a nutrire e garantire la sicurezza alimentare per tutti i popoli della Terra. Lo sviluppo del capitale umano e della ricerca scientifica è la condizione indispensabile per accrescere la produttività, per un ulteriore forte progresso tecnologico, per una “Rivoluzione Sempreverde”, che coniughi i necessari aumenti produttivi con la conservazione e l’uso sostenibile delle risorse naturali e determini e sostanzi uno sviluppo rurale foriero di miglioramento delle condizioni sociali ed economiche delle popolazioni agricole che, in molti paesi, costituiscono la maggioranza dei cittadini.
Dal 2000 al 2025 la popolazione mondiale crescerà di oltre 2 miliardi di persone e, tenuto conto dell’esigenza di adeguare il livello alimentare di tutti i popoli, occorre raddoppiare l’attuale produzione agroalimentare. Per far fronte a tale fabbisogno, oltre ad una più equilibrata distribuzione della produzione, si dovrà aumentare la superficie coltivata e/o la produttività. Il possibile aumento di superficie è molto limitato e comunque sul piano ambientale non consigliabile. Tale aumento può contribuire soltanto al 7%, il restante 93% (la quasi totalità) deve essere fornito dagli incrementi di produzione per unità di superficie. Come fare? Quali nuove tecnologie?
La risposta non è così semplice. È l’uomo, con la sua identità culturale e le sue conoscenze tradizionali, che deve essere posto al centro del progetto di sviluppo.
La Politica di Cooperazione Internazionale per lo Sviluppo, se si limita alla cancellazione del debito, ai mega progetti avulsi dal contesto sociale, al potenziamento e alla ridefinizione dei compiti degli Enti sovranazionali (FAO ed altri), non può fornire una risposta adeguata ai problemi della povertà, della sicurezza alimentare e della salvaguardia dell’ambiente. Il coinvolgimento dei cittadini sui due versanti Nord-Sud, le Istituzioni locali, le Associazioni piccole e grandi, possono e devono diventare le maglie basilari per costruire una rete di scambio capace di governare la globalizzazione, contrastandone gli effetti deleteri, e utilizzandone le immense opportunità per la crescita sociale ed economica di tutti indistintamente.

Maccarese, 13 luglio 2001

CARTA DI MACCARESE  

FIDAF (Federazione Italiana Dottori in Agraria e Forestali), consapevole, anche per memoria storica, dei problemi inerenti le grandi emergenze dell’umanità, povertà, fame, malattie, diritti civili, degrado ambientale, depauperamento delle risorse naturali ed energetiche, ha voluto, nella imminenza della riunione del G8 di Genova, raccogliere a Maccarese (località nelle vicinanze di Roma, punto di incontro di ricerca, anche internazionale con particolare riguardo alla biodiversità, formazione e attività produttiva agricola) persone sensibili e competenti per dibattere ed elaborare una proposta in merito.
Le persone riunite a Maccarese fanno appello ai governanti dei Paesi del G8, a cominciare dall’Italia e propongono la Carta di Maccarese, articolata secondo i seguenti principi, linee e parole guida:

  1. “globo dei villaggi” per salvaguardare la ricchezza delle identità culturali e territoriali dei popoli di questo pianeta, piuttosto che un solo “villaggio globale” uniformato culturalmente;
  2. affermazione della “ruralità”, intesa anche come capacità imprenditoriale radicata nel territorio, valore e motore primo dell’innesco dello sviluppo socio-economico;
  3. promozione dello sviluppo rurale – favorendo anche l’accesso alla terra e al credito – primo strumento per contrastare lo spopolamento delle campagne, il degrado del territorio e l’urbanizzazione massiccia, madre di baraccopoli;
  4. riconoscimento della forestazione, come elemento insostituibile della difesa dell’ambiente, la lotta alla desertificazione ed il contenimento dell’esodo delle popolazioni dalle regioni montane del pianeta;
  5. salvaguardia della diversità delle culture rispetto alla pressione della monocultura consumistica e invadente delle città-metropoli;
  6. promozione di consumi consapevoli e responsabili piuttosto che corsa al consumismo indotto in modo ossessivo (accanimento consumistico);
  7. sostegno a ricerca, formazione e divulgazione attinenti il miglioramento delle colture locali, l’uso razionale delle risorse idriche e del suolo, la tutela e la valorizzazione della biodiversità delle piante e degli animali;
  8. accesso alle conoscenze tecnico scientifiche, in un quadro di compatibilità etica e morale, che possono portare sollievo alle emergenze suddette;
  9. sviluppo di rete di “gemellaggi tra comunità/villaggi” delle società avanzate ed emergenti;
  10. mobilitazione delle risorse umane e tecnico-scientifiche per la progettazione e realizzazione di “realtà” sostenibili, responsabili e rispettose delle diversità culturali, sociali, biologiche e ambientali.
    Le persone riunite a Maccarese fanno appello inoltre al Capo dello Stato, al Parlamento e al Governo Italiano affinché:
  • la cooperazione per lo sviluppo sia considerata parte integrante della politica estera e fornisca il quadro per una efficace moltiplicazione di interventi significativi, quali i programmi bi -multilaterali, i consorzi intergovernativi;
  • siano attivate risorse dirette e indirette, istituzionali e non, adeguate sul piano finanziario e tali da promuovere nella società civile una impetuosa mobilitazione delle capacità umane e tecnico-scientifiche.

ADESIONI

Rossi Luigi – Presidente della FIDAF,

Scarascia Mugnozza Gian Tommaso – Presidente Consorzio Agrital Ricerche – Maccarese,

Zoppi Sergio – Presidente Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura

Giordano Ervedo – Professore – Dipartimento Forestale – Università “La Tuscia”

Giorgi Benito – Ricercatore ENEA

Sonnino Andrea – FAO

Ancora Giorgio – Ricercatore ENEA

Bagnara Domenico – Agronomo-Ricercatore

Basso Giovanni – Agronomo

Bertoni Giuseppe – Professore Università Cattolica “S. Cuore”

Bozzini Alessandro – FAO

Braggio Paolo – Agronomo libero professionista

Brunetti Nicola – Chimico – Ricercatore

Carrano Stefano – Agrital Ricerche

Colucci Federica –  Agronomo – Ministero delle Politiche Agricole e Forestali

Di Luozzo Vincenzo – Agronomo libero professionista

Donini Basilio – Agronomo-Ricercatore

Guerrieri Giovanni – Agronomo

Iannetta Massimo – Ricercatore ENEA

Lomonaco Fabio – Agronomo – Sviluppo Italia

Lucatello Gian Filippo – Agronomo libero professionista

Marconi Emanuele – Professore Università del Molise

Mathis Agostino – Dirigente ENEA

Menafra Francesco – Dirigente Ministero Attività Produttive

Paolinelli Franco – Agronomo

Picchi Antonio – Economista agrario

Porceddu Enrico – Professore – Università “La Tuscia”

Porfiri Oriana – Agronomo libero professionista

Ravà Pietro – Agronomo tropicalista

Santoro Nicola – Giornalista

Schiavone Panni Maurizio – Agronomo – Sviluppo Italia

Sorrenti Domenico – Ministero Affari Esteri

Tarsitani Luciano – Agronomo

Tomassetti Giuseppe – Dirigente ENEA

Vita Gianni – Ricercatore ENEA

Vedana Cecilia – FORMEZ

Ceccarelli Annalisa – APRE

Giuliano Giovanni – Ricercatore ENEA

Benvenuto Eugenio – Ricercatore ENEA

Dini Mario – Prof. Univ. Firenze

Trifiletti Filippo – CONFAGRICOLTURA

Laneri Ugo – Ricercatore ENEA

Pizzichini Massimo – Ricercatore ENEA

Porta-Puglia Angelo – Istituto Patologia Vegetale

Olivieri Angelo – Univ. Udine

Castelli Maurizio – Presidente Associazione Dottori in Agraria e Forestali di Mantova

Lucioli Luana  – ASL Roma Magini Mauro – Ricercatore ENEA

Ajmone Marsan Paolo –Università cattolica Piacenza

Triglia Antonio – FORMEZ

Zaniboni Evaristo – Imprenditore agricolo

Baroncini Claudio – IRCE

Federighi Tiziano – Consorzio Train

Kosturkova Georgina – Genetista, Bulgaria

Innocenti Franca – Casalinga, Imola

Boesso Annamaria – Casalinga, Roma

Mantovani Giovanni – ENPAIA

Filippi Pierluigi – Coldiretti

Cella Agostino – Spazio Verde

Bassani Luigi – ENPAIA

Lucretti Sergio – ENEA

Testa Gabriele – Presidente Associazione Provinciale di Bologna

Giannantoni Ugo – Presidente del Consorzio della Bonificazione Umbra

Commenti pervenuti: Min. Plen. Giandomenico, Sergio Dompé, Agostino Mathis, Paolo Braggio

JOINT CONSTRUCTION OF PEOPLES’ GLOBAL AND FAIR DEVELOPMENT

FIDAF ideas and call

Globalization is a relentless process of transfer and spread of knowledge, culture, information, innovation, technologies, products, services and capitals all over the planet. If all this occurs at conditions of both highest economic convenience and minimum custom protection, favoured will be the most competitive combinations of productive factors, as well as the best economic returns.This phenomenon surely creates new scientific, technological  and economic opportunities and the widest contribution of the human mind and imagination. However, the production of wealth cannot be based on a economic and political philosophy ultimately favouring a productive system based  on a deregulated, if not wild, liberalism.

Only a “World Government in democracy” could effectively conciliate the market economy benefits with the principles of social safeguard, of  respect of human rights and values of cultural diversity, as well as of  protection of natural resources and of the requirements of environmental sustainability. The absence of such “Government “ points out a worrying gap which justifies the origin of:

  • Anti-globalization movements, represented by the so called people of Seattle, pacific although showing inclination to some kind of violence;
  • Organizations for solidarity and assistance (NGO), operative after a long time in all the multiform world of the Developing Countries, as well as in the so called countries “in transition”.

In the societies of the Developed  and Non-developed Countries, a Principle of Individual World Responsibility is fortunately making its way. For a perspective of safety for both the present and future generations, a strong mobilization of human and technical-scientific skills in all Countries is needed, duly supported by adequate financial resources, in order to trigger a virtuous circle capable of self-feeding.

In fact, all too often the role of public scientific research is ignored, although always source of knowledge, training and know-how, linked to a more equitable development of populations in the economically less developed  region. Indeed, there is now  a tendency to disregard, in as much as farther from the popular feeling, science and technological innovation as factors of progress, although they are contributing , along with telecommunications, informatics, transports, etc., to making globalization irreversible.

The social and economic situation of the developing countries  identifies now, as much as in the past, the alimentary and nutritional insufficiencies, the environmental decay, the impoverishment  of natural and energetic resources as the most serious emergencies of our time. Agriculture, or, at large,  the primary sector, is the cause, or one of the causes of this reality. But it is also, paradoxically, the solution of it, thanks to its potentialities based on science and the vast  and widespread  skills  of its operators.

As compared to other great macro-economic factors, enterprises and services, agriculture is the human productive activity most prone to influences and physical and biological variations occurring in terrestrial environments. It  also represents, however, that irreplaceable  and fundamental industry which, through

the bio-factories, i.e., the green plants, accumulates, utilizes and transfers into a product the cleanest and cheapest energy in the world: the solar energy.

Today, a multi-functional role is also recognized to agriculture: from animal and plant production to the  safeguard of human environment and the countryside, from the eco-compatibility to the sustainability of a production  capable of meeting the needs of all consumers, in industrialized countries as well as in the developing ones, where 800 million people live under permanent risk of starving to death. In no country agriculture can be any longer conceived as a residual activity with the only role of producer of raw material, primarily for food and, on a smaller scale, for industry and pharmaceutics. In the Developing Countries, the take-off of the primary sector has taken place at least a century later than  in the economically most advanced Countries. Starting from  the Sixties, the so called “Green Revolution” has consented an average  increase in productivity of the most important cereals (wheat, corn, rice and sorghum) of 2,5% per year, thanks to scientific research  (particularly genetics), the use of agro-chemical inputs and the spread of irrigation.

Without the “Green Revolution”, a true milestone,  an area 50 times as much as the entire Italian farming land should have been converted into arable land, of which 1500 million hectares only for cereals, dooming to destruction precious forestry resources and further reducing the already  scarce water resources. A highly intensive agriculture with large use of technical inputs has not been, and is not, without negative consequences on environment (water, soil, biodiversity, desertification), on social equilibrium and on culture of rural populations in all agro-ecological areas of the planet.

All studies agree that, as an effect of the revival promoted by the “Green Revolution” and by the agro-biotechnologies, it can be expected that, in the next 30-40 years, levels of plant and animal production can be attained, sufficient to feed and guarantee  food supplies for all peoples of the planet. The development of human resources and of scientific research is the basic requirement for increasing productivity and for a further strong technological progress. In a word, for an “Evergreen Revolution” capable to combine the needed productive increase with the conservation and sustainable use of natural resources. It shall also determine  and strengthen a rural development leading to an improvement of social and economic conditions of farmers, which, in many countries, represent the majority of the population.

Between 2000 and 2025, the world population will increase of other 2 billion persons. Considering the    need of equalizing the food level for all peoples, a doubling of the present food production will be needed. In order to face this task, besides a better distribution of the production, an increase of arable land and/or productivity will be necessary. The former presents serious limits and, at any rate, is not advisable from an environmental point of view . Besides, it could only contribute a 7 per cent of the needed increase. The remaining 93 per cent will have to be the result of an increase of productivity.  What to do and how?

There is no simple answer. It is the man, with his cultural identity and his traditional knowledge, to have to be put at the center of the project of development.

A policy of International Cooperation for Development confined to debt remission, mega-projects having  no connection with the social reality, and a strengthening and  redefinition of aims of international organizations (FAO and others) cannot offer an adequate response to problems of poverty, food security and environmental safeguard. An involvement of citizens in both southern and northern regions of the planet, as well as of the local institution and the small and large Associations, can and must  become the basic structures to build a network of exchange capable to govern the globalization, countering its deleterious effects and utilizing the immense opportunities for social and economic growth for all.

Maccarese, July 13 2001

THE MACCARESE MANIFESTO

The FIDAF (Italian Federation of Agriculture and Forestry Graduates), aware, also  for historical memory, of the problems related to the great emergencies of  humanity, poverty, hunger, diseases, civil rights,  environmental decay, impoverishment of natural and energetic resources, at the eve of the G8 Meeting in Genoa wishes to convene to  Maccarese  (a site near Rome known as a meeting point also at international level, particularly relative to biodiversity, training and farming activity) sensitive and qualified people in order to debate and elaborate a proposal on the subject.

Persons gathered in Maccarese address an appeal to the rulers of the G8 countries, starting with Italy, and propose the “Maccarese Manifesto”, worded according to the following principles and guidelines:

  1. “globe of the villages” in order to safeguard the wealth of the territorial and cultural identities of peoples of this planet, rather than a single “global village” culturally uniformed;
  2. assertion of “rurality”, also intended as entrepreneurial capacity rooted in the territory, value and primary engine for the triggering of a socio-economic development;
  3. promotion of the rural development – also favouring the access to land and credit – primary instrument to counter the country depopulation, the decay of the territory and a massive urbanization, origin of slums.
  4. recognition of forestation as irreplaceable factor in the defense of the environment, the struggle against deforestation and the restraint of population exodus from the mountainous regions of the planet;
  5. safeguard of crop diversity in front of the pressure of a consumeristic and invasive mono-culture in large metropolitan cities;
  6. encouragement of responsible and conscious consumption, rather than a rush  to consumerism obsessively induced;
  7. support to research, training and spread of knowledge related to improvement of local cultures, a rational use of soil and water resources, the safeguard and development of biodiversity in plants and animals;
  8. access to technical and scientific knowledge, in a frame of ethical and moral compatibility, in order to relieve the aforementioned emergencies;
  9. development of networks of “twinnings between communities/villages” of developing and advanced societies;
  10. mobilization of human and technical and scientific resources to project and realize sustainable “realities”, responsible and respectful of cultural, social, biologic and environmental diversities.

People meeting in Maccarese  further appeal to the Chief of State, the Parliament  and the Italian Government to the end of:

  • Considering the cooperation for development an integral part of the foreign policy, able to supply a frame for an effective multiplication of meaningful interventions, such as the bi-multilateral and the intergovernmental consortia;
  • Activating direct and indirect resources , both international and national, financially adequate and capable of promoting in the society a strong mobilization of human and technical and scientific resources.

Maccarese, July 13, 2001




La Bocconi non cederà più a stregonerie su cibo e OGM: parla il Rettore


“In futuro faremo più attenzione”, dice il rettore della Bocconi Andrea Sironi. Si riferisce al “Convegno internazionale per l’economia della terra” organizzato dall’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica in collaborazione con l’Università Bocconi e con il patrocinio del ministero delle Politiche Agricole. Il Foglio aveva sollevato la questione ricordando che l’agricoltura biodinamica è basata su credenze senza fondamento scientifico, che vanno dall’omeopatia all’astrologia con un tocco di stregoneria.
Si fonda su dottrine esoteriche, sulla convinzione che in agricoltura agiscano energie cosmiche e forze astrali e si basa su pratiche bizzarre come l’uso di preparati ottenuti appendendo vesciche di cervo maschio piene di fiori, oppure sotterrando corni di vacca pieni di letame (è importante però che i corni siano di una vacca che abbia figliato, altrimenti non vale). Naturalmente è proibita qualsiasi innovazione prodotta dalla scienza negli ultimi decenni: niente diserbanti, fertilizzanti e Ogm. Tutto sterco del demonio che non può essere infilato nei corni di vacca, neppure se ha figliato.
È il secondo anno che la Bocconi ospita il convegno sul biodinamico, l’anno scorso c’erano stati persino i saluti del presidente dell’università Mario Monti e del ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, cosa che aveva già destato un certo stupore, ma era l’anno dell’Expo ed è successo un po’ di tutto. Con il secondo convegno sembra che la Bocconi abbia inaugurato una tradizione…
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OGM e “beni comuni”: sono veramente in contrapposizione?


Alcune riflessioni in margine all’articolo di Alessandro Dal Piaz

Mi ero ripromesso di non intervenire più nella polemica sugli OGM, che ho definito fuorviante in un mio recente contributo. L’intervento di Alessandro Dal Piaz su “Città della Scienza” in merito a ‘OGM e Beni Comuni’ esce dai termini ormai usurati della querelle con nuove considerazioni, anche se non totalmente originali. Questo articolo mi offre quindi l’occasione per superare i miei propositi e condividere alcune riflessioni.

Provo a ripercorrere succintamente la tesi di Dal Piaz. L’autore parte dal riconoscimento della libertà di indagare dei ricercatori, ricorda che interessi economici o preconcetti ideologici possono influenzare l’impostazione e perfino gli esiti delle ricerche da essi intraprese, ed invoca quindi il controllo della comunità scientifica. La nota di Dal Diaz opera quindi una distinzione tra “naturale” in senso storico e OGM. Assumendo che i brevetti sono stati trasformati da protezione degli inventori in strumento monopolistico, e che ciò che è “naturale” (in senso storico) non è brevettabile, e quindi esente da logiche monopolistiche, conclude che gli OGM rappresenterebbero la strategia per scavalcare la non brevettabilità del “naturale” (in senso storico). Gli interrogativi conclusivi propongono di assegnare alle specie agro-alimentari “naturali” significato e portata di beni comuni e di sottrarli alla mercificazione, al fine di tutelare i diritti dei cittadini garantiti dalla Costituzione italiana…

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Continueranno a insegnare e a fare ricerca?


Hanno falsificato i dati ma continueranno a insegnare e a fare ricerca. La commissione di indagine dell’Università Federico II di Napoli ha giudicato colpevoli di frode scientifica il professore di veterinaria Federico Infascelli e i co-firmatari di tre dei suoi studi (ma i bene informati sostengono che le ricerche manipolate sarebbero più numerose).
In questo caso i dati falsi sono stati utilizzati in un dibattito al Senato per sostenere la tesi della pericolosità degli ogm, nonostante la comunità scientifica internazionale sia sempre concorde nel ritenerli altrettanto sicuri degli altri alimenti convenzionali.
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La sinistra e il mito della naturalità


In un articolo della scorsa estate su MicroMega intitolato La sinistra e il mito della naturalità Silvia Bencivelli e Telmo Pievani (una giornalista scientifica e un filosofo della scienza) si pongono una domanda che non pochi giudicheranno “politically incorrect”:  “Ma quand’è che la sinistra ha perso la sua stella polare orientata al miglioramento delle condizioni di vita degli esseri umani e si è rintanata nel conservatorismo che si richiama a tradizione e natura, forse rassicurante ma certamente non progressista? “.

In effetti in modo sempre più deciso la fine del  XX secolo ha visto la sinistra assumere una serie di pregiudizi o addirittura adottare valori guida che contrastano con il volontarismo della ragione che era partito con la frase di Lenin “il comunismo è uguale al potere dei Soviet più l’elettrificazione dell’intero Paese” (1).  La paura paralizzante di non avere “avversari a sinistra” che prendano il monopolio della lotta contro un non meglio identificato “sistema” e un conformismo modaiolo per un ritorno all’età dell’oro (o Paradiso terrestre che sia) dove tutto è naturalmente perfetto sono tra i fattori che hanno favorito questa deriva.

 L’articolo affronta varie questioni specifiche tra le quali il blocco della ricerca sugli OGM, le attese fideistiche verso il sedicente metodo Stamina,  i danni generai dalle diete “fai da te” prive di qualunque  base scientifica, la falsa correlazione tra vaccinazione e autismo.

Qui vogliamo richiamare l’attenzione sulla questione di fondo relativa a ruolo e comportamenti degli scienziati. “Ma è proprio di sinistra continuare a pensare tutto come in un film western con indiani e cowboy? Scienziati indipendenti contro scienziati ufficiali ?” e soprattutto riteniamo utile riportare la conclusione che meriterebbe una ampia discussione per recuperare un metodi di approfondimento (giustamente nell’articolo si critica il rifiuto della complessità da parte di molti che preferiscono improbabili e infondate ricette semplicistiche): “Ci aspettavamo di scoprire che i panni di gente di sinistra sono intessuti di spirito critico: Di voglia di discutere senza slogan e di affrontare i problemi del mondo affidandosi alla discussione, alla condivisione, alla solidarietà. Invece ci troviamo a riconoscere con grande scorno quotidiano, che su temi scientifici essere di sinistra significa spesso essere acriticamente contro quello che viene indicato come sistema chiunque abbia deciso che sia così”

  (1) Francesco Dimitri “Comunismo magico: leggende, miti e visioni ultraterrene del socialismo reale”, Castelvecchi, 2004

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Ricerche truccate sugli OGM: riconosciuta la frode, nessuna sanzione


Il caso Infascelli, il professore ordinario dell’Università di Napoli Federico II che, per oltre un decennio, ha falsificato i suoi dati sugli OGM per dimostrarne una pericolosità inesistente, presenta oggi tre importanti novità.

1) la manipolazione dei dati è stata confermata

I lavori della commissione d’indagine, voluta dal Rettore dell’Università Federico II, Gaetano Manfredi, dopo la segnalazione della Senatrice a Vita Elena Cattaneo, si sono conclusi. I tre membri, il direttore del Dipartimento di Giurisprudenza Lucio De Giovanni, il professore ordinario di Genetica medica Vincenzo Nigro e il direttore di ricerca dell’Istituto di genetica e biofisica del CNR Pasquale Verde, già a gennaio aveva riscontrato manipolazioni gravi – probabilmente intenzionali – finalizzate a dimostrare la pericolosità degli Ogm creando risultati sperimentali falsi. Tale giudizio è stato confermato anche dopo aver preso in esame la difesa del gruppo di Infascelli. Il condizionale dunque non è più d’obbligo. I dati pubblicati da Infascelli e collaboratori sono stati manipolati intenzionalmente.

2) sanzionare tutti per non sanzionare nessuno

Il Rettore, dopo un passaggio in Senato accademico, ha deciso di sanzionare non solo Infascelli, ma anche gli altri dieci co-autori delle sue ricerche. Si tratta di 4 professori associati (Pietro Lombardi, Monica Isabella Cutrignelli, Nicola Mirabella e Serena Calabrò), 5 ricercatori (Raffaella Tudisco, Vincenzo Mastellone, Fulvia Bovera, Giovanni Piccolo e Maria Elena Pero) e un ordinario (Luigi Avallone)…

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Insetti OGM per combattere malattie infettive e parassiti agricoli


Un recente rapporto della Camera dei Lords invita il governo britannico a realizzare una prova in campo su insetti geneticamente modificati (OGM), essendo il Regno Unito leader mondiale in questo filone di ricerca.
La tecnologia consiste nel rendere gli insetti incapaci, per esempio, di trasmettere malattie infettive come la malaria, il che potrebbe aiutare quasi la metà della popolazione mondiale che vive in zone a rischio.
La tecnologia biotech potrebbe anche essere impiegata in agricoltura, per ridurre le popolazioni di insetti che minacciano gli animali e le coltivazioni, risparmiando così miliardi di sterline a livello globale.
La tecnologia utilizza le tecniche di “gene drive”, che inducono il declino di una specie dannosa agendo direttamente sui suoi geni.
La Commissione su scienza e tecnologia della Camera dei Lords ha prodotto un report, dopo un’indagine di quattro mesi sulla questione.
Il report conclude che:
1. gli insetti OGM hanno un notevole potenziale per il controllo delle malattie trasmesse dagli insetti e contro i parassiti agricoli e che il Regno Unito, come leader mondiale in questo settore della ricerca, potrebbe trarne notevole potenziale economico;
2. la mancanza di linee guida internazionali sulla regolamentazione e la governance delle tecnologie di insetti OGM potrebbe influenzare di più i Paesi che possono beneficiare di tali tecnologie.
Le principali raccomandazioni contenute nel report sono le seguenti:
• Il Governo deve agire per garantire che l’attuale sistema di regolamentazione sia in grado di funzionare correttamente e deve impegnarsi a lavorare con l’UE per capire come migliorare il sistema.
• La ricerca e il quadro normativo delle politiche UE sugli OGM devono essere validati, pertanto i Dipartimenti del governo dovrebbero lavorare insieme al fine di avviare una prova sul campo.
• Accanto alle prove sul campo, il governo dovrebbe avviare un programma di impegno pubblico supportando la ricerca e la diffusione commerciale di questa tecnologia.
• L’UE deve rivedere la sua regolamentazione, in modo da riflettere anche sui benefici e non solo sui rischi degli organismi OGM. Considerata l’evoluzione delle nuove tecniche di ingegneria genetica, nel lungo periodo la regolamentazione dovrebbe essere rivista sulla base delle caratteristiche della tecnologia, piuttosto che sul processo.
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Ricerca, MIPAAF: finanziato piano per sviluppo biotecnologie sostenibili sulle principali colture italiane


MARTINA: INVESTIAMO NELLA RICERCA PUBBLICA ANCHE IN CAMPO AGRICOLO

Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che sono stati stanziati 21 milioni di euro nella Legge di stabilità per il finanziamento del più importante progetto di ricerca pubblica fatto nel nostro Paese su una frontiera centrale come il miglioramento genetico attraverso biotecnologie sostenibili.
Il piano è articolato su tre anni e la regia dell’operazione sarà gestita dal Crea, il centro di ricerca specializzato del Ministero delle politiche agricole, che è stato rinnovato e reso più efficiente negli ultimi 12 mesi. Proprio il nuovo Crea ha dentro di sé alcune delle più importanti professionalità italiane nel campo della ricerca agroalimentare, come ad esempio lo staff che è stato protagonista del sequenziamento del genoma del frumento con importanti riconoscimenti internazionali .
“Vogliamo tutelare al massimo il nostro patrimonio unico di biodiversità – ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina – che è il tratto distintivo che fa dell’Italia un punto di riferimento per il mondo a livello agroalimentare. Per farlo investiamo nella ricerca pubblica, concentrando le risorse su un programma di attività che punta su innovazione e sostenibilità. In pochi anni possiamo essere leader sul fronte dell’agricoltura di precisione e delle biotecnologie sostenibili legate al nostro patrimonio colturale. Non siamo all’anno zero e vogliamo mettere a frutto le grandi professionalità dei nostri ricercatori, riconosciute anche a livello internazionale. Investiamo sulle migliori tecnologie per tutelare le nostre produzioni principali, dalla vite all’olivo, dal pesco al pero. Obiettivi chiari e ben definiti, con un percorso che guarda al futuro della nostra agricoltura. Anche in Europa va condotta una discussione definitiva perché queste biotecnologie vengano pienamente riconosciute, anche sotto il profilo giuridico, diversamente dagli Ogm transgenici”.

BIOTECNOLOGIE SOSTENIBILI
Il Piano triennale prevede iniziative di ricerca in laboratorio, a legislazione vigente, con biotecnologie più moderne e sostenibili come il genome editing e la cisgenesi. Questi strumenti possono consentire infatti un impegno mirato di miglioramento genetico senza alterare le caratterizzazioni produttive del sistema agroalimentare, migliorandone le performance anche rispetto alla resistenza alle malattie.
I ricercatori italiani sono impegnati su queste frontiere, ma fino ad oggi non erano mai state investite risorse da parte del Governo per finanziare questi studi. Verranno così potenziati i filoni di ricerca già attivi e soprattutto avviati nuovi percorsi sulle colture che caratterizzano di più l’agricoltura italiana. È bene ricordare che per la maggior parte dei prodotti servono ancora anni di studi in laboratorio, prima di poter arrivare eventualmente alla fase sperimentale in campo.
Su questo approccio si sono espresse favorevolmente le principali società scientifiche italiane. Tra loro: Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), Società Italiana di Genetica Agraria (SIGA), Società Italiana di Biologia Vegetale (SIBV), Società Italiana di Ortoflorofrutticoltura (SOI), Società Italiana di Agronomia (SIA), Società Italiana di Patologia Vegetale (SIPAV), Accademia dei Georgofili, Unione Nazionale delle Accademie per le Scienze Applicate allo Sviluppo dell’Agricoltura, alla Sicurezza Alimentare ed alla Tutela Ambientale (UNASA), Associazione Nazionale Biotecnologi Italiani (ANBI).

TRATTO ESSENZIALE DELLE BIOTECNOLOGIE SOSTENIBILI Il tratto essenziale che caratterizza queste biotecnologie è dato dal risultato finale ottenuto: i prodotti cisgenici o ottenuti per genome editing, non essendo realizzati con “inserimenti” estranei a quelli propri della specie, sono del tutto simili a prodotti ottenuti per incrocio tradizionale.
Il miglioramento genetico vegetale rappresenta uno dei settori attraverso il quale è possibile aumentare competitività, efficienza produttiva e sostenibilità del sistema agricolo, favorendo l’adattamento ai cambiamenti climatici, e contribuendo alla qualità delle produzioni, sia con riferimento al potenziamento delle proprietà salutistiche e nutraceutiche, sia diminuendo la necessità di ricorrere all’uso dei fitofarmaci.

LE COLTURE COINVOLTE
Vite, olivo, pomodoro, pesco, albicocco, agrumi, frumento, melanzana, melo, ciliegio, pioppo.

CASI DI APPLICAZIONE
Negli ultimi anni, l’approccio cisgenico in Italia è stato utilizzato per migliorare la resistenza ai patogeni nel melo, creando ad esempio una mela che resiste alla ticchiolatura. Sempre con studi italiani siamo riusciti a modificare la forma e la crescita nel pioppo o a migliorare la qualità delle proteine nel grano duro, un elemento fondamentale per la nostra tradizione di produzione di pasta.
Tutte applicazioni che potranno essere supportate attraverso ricerca in laboratorio in attesa che Bruxelles faccia chiarezza sulla diversità di queste biotecnologie rispetto al transgenico, aspetto che aprirebbe alla possibilità di sperimentazione in campo. L’Italia, insieme all’Olanda e diversi Stati membri, ha già sollevato più volte il tema all’interno del Consiglio dei Ministri dell’Ue e la Commissione europea ha annunciato un primo documento tecnico al riguardo per inizio anno.

BIOTECNOLOGIE SOSTENIBILI DIVERSE DA TRANSGENICO Diversi documenti redatti da organizzazioni scientifiche europee indicano che i prodotti delle tecniche di cisgenesi e genome editing non rientrano nella casistica degli OGM transgenici, dal momento che esse non sono diverse da quelle ottenibili attraverso un miglioramento genetico convenzionale.
Gli Stati Uniti, ad esempio, hanno già dichiarato che le piante ottenute attraverso il genome editing non sono da considerare OGM – e allo stesso modo si è recentemente espressa anche la Svezia con riferimento a due specifici prodotti – ed è già stato redatto un parere dell’EFSA nel 2012 su richiesta dell’UE in cui si conclude che le piante ottenute per cisgenesi non presentano differenze rispetto a quelle costituite attraverso un normale processo di incrocio.

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Lettera del presidente della Società Italiana di Genetica Agraria (SIGA) al Ministro Martina


Ill. mo Signor Ministro,

a seguito del Suo intervento pubblicato su “l’Espresso”, desideriamo esprimerLe il nostro apprezzamento per la Sua dichiarata intenzionedi sostenere, immaginiamo con finanziamenti pubblici, la ricerca su alcune tecnologie di miglioramento genetico delle piante agrarie, nella fattispecie le tecnologie cisgeniche e  di genome editing. Riteniamo anche di poter interpretare la Sua intenzione di sollecitare ”in Europa una discussione definitiva perché queste tecnologie vengano pienamente riconosciute” come un’apertura ad adottare per tali prodotti regolamentazioni simili a quelle già applicate a nuove varietà ottenute con il miglioramento genetico tradizionale, permettendone quindi la coltivazione, una volta ottenuta l’approvazione da parte delle autorità EU competenti.

Prendiamo atto, pur senza condividerla, della Sua posizione, comunque già nota, di chiusura totale verso le colture OGM finora commercializzateche appare motivata da considerazioni esclusivamente di tipo politico. In qualità di Società scientifica desideriamo ricordare ancora una volta che, come è stato anche testimoniato in diversi convegni tenutisi presso EXPO,  decine di anni di studi non hanno individuato alcuna motivazione scientifica che possa giustificare un divieto alla coltivazione degli OGM in quanto tali e che i presunti i pericoli per la salute, la biodiversità , l’agricoltura familiare o di piccola scala sono del tutto infondati. E’ invece convinzione largamente condivisa dagli scienziati, dalla FAO e dall’OMS, che ogni alimento e prodotto agricolo, che sia tradizionale, biologico o OGM, vada giudicato e autorizzato o meno dopo valutazione delle sue caratteristiche verificate e non in base al metodo utilizzato per produrlo, siano esse le tecnologie che producono quelli che Ella definisce “OGM tradizionali” sia quelle più recenti che intende sostenere. Immaginiamo anche che Ella sia a conoscenza delle sempre più numerose piante GM prodotte per fini umanitari da ricercatori pubblici  o da piccole imprese, per migliorare la qualità degli alimenti.

Ribadiamo infine la nostra forte richiesta di individuare e rendere disponibili alla comunità scientifica i siti in Italia in cui poter fare sperimentazione in pieno campo di piante geneticamente modificate con tutte le diverse tecnologie. Ciò è fondamentale per poter valutare la funzione dei diversi geni studiati nelle condizioni di coltivazione e successivamente perseguire il loro utilizzo nel miglioramento genetico con le tecnologie ammesse dalla normativa del momento. In questo senso chiediamo fermamente che anche in Italia si possa seguire l’esempio di Paesi come Svizzera e Germania  che, pur non permettendo la coltivazione di piante transgeniche comunque ottenute, hanno deciso di non chiudere anche alla sperimentazione per fini di ricerca, realizzando siti che permettono di valutare in campo piante GM di ogni tipo nella massima sicurezza,  né hanno smesso di finanziare gli studi in questo settore, lanciando anzi ambiziosi programmi nazionali di ricerca competitiva dotati di cospicui finanziamenti e rivolti all’intera comunità scientifica di riferimento dei rispettivi Paesi.

Siamo sempre disponibili per ogni ulteriore chiarimento e contributo sull’argomento sopra esposto.

Distinti saluti.

Il Presidente
Prof. Michele Morgante

Vedi lettera: Lettera di Morgante




OGM: prove di dialogo?


art-001Il Ministro Martina su l’Espresso interviene nella polemica relativa alla coltivazione degli OGM aperta da due articoli contrapposti di Petrini e Cattaneo su La Repubblica e proseguita con un caustico articolo di Riva in difesa degli OGM. Mi ero permesso di raccomandare, nel commentare in un post su Linkedin le loro argomentazioni, che sul tema si eviti il muro contro muro e si tengano i fatti separati dall’opinione. Al Ministro Martina non può essere contestato il contrario, quanto all’approccio.

Vediamo nel merito come il Ministro prende posizione sui punti da me indicati per schematizzare la materia del contendere (ne escludo uno perché non si può imputare al Ministro italiano l’atteggiamento pilatesco dell’UE):

  • il Ministro promette una cauta apertura verso il superamento della proibizione a sperimentare gli OGM nelle strutture pubbliche di ricerca focalizzando l’attenzione su “genome editing” e “approccio cisgenico”; bene, soprattutto se si include la sperimentazione in campo, ma di questa apertura si parla da tempo e non succede nulla di definito; soprattutto perché non allinearci semplicemente a quel che avviene nei laboratori degli altri Paesi confrontabili con il nostro?
  • quanto alla ridicola contraddizione farisaica italiana (in Italia si consumano massicciamente mangimi OGM ma non si producono) e alla mancata informazione ai consumatori (etichette reticenti al riguardo) il Ministro ammette che c’è “un fronte aperto da risolvere”, ma si limita a immaginare una per ora fantomatica filiera italiana OGM-free per mais e soia.

Possiamo sperare che un dialogo si sia aperto e che possa procedere tempestivamente con un adeguato coinvolgimento anche del mondo scientifico.