Il primo è di carattere generale sull’aspettativa del nuovo che caratterizza l’animo umano in particolare in questa complessa fase di transizione. Il tema è stato ripreso ieri su Linkedin da @Cristiana Pecile. Le opinioni al riguardo sono state molto diversificate. trascrivo una mia semplice considerazione di tipo metodologico: “Tema molto difficile quello del valore del nuovo. Condivido molte delle considerazioni espresse in particolare quelle di Luca Tacconi. Trovo invece semplicistico ricondurre tutto ai difetti del capitalismo: il problema è vecchio quanto il mondo. Provando a essere razionali (ma non è detto che ci si riesca e che sia sempre la cosa giusta) si potrebbe dire che una civiltà si identifica nei propri valori (solidarietà, giustizia, conoscenza, …) e da questa dovrebbe dedurre obiettivi e comportamenti conseguenti. Il nuovo andrebbe valutato rispetto all’effetto prevedibile sul conseguimento degli obiettivi. Mi rendo conto che questo approccio ha molti difetti. Il principale è legato alla prevedibilità degli effetti anche perché ci può essere forte differenza fra risultati personali e risultati collettivi. La politica dovrebbe essere la sede di scelte al riguardo purtroppo fa ben altro.”

Il secondo aggiornamento riguarda il percorso di “omologazione” almeno da punto di vista formale del Movimento 5 Stelle. Ne danno notizia l’Espresso che, a mio avviso esagerando, parla di “vicolo cieco per colpa di statuto ed espulsioni” e la repubblica di sabato 27 luglio che titola “La rivoluzione dei grillini; al via il cambio di statuto malumori tra gli eletti”. Assume rilievo la decisione della Magistratura di Napoli che ha disposto la riammissione di alcuni espulsi dal Movimento. Un ulteriore indizio di “normalizzazione” è stata la riunione di Luigi  Di Maio con i lobbisti in Parlamento, lobbisti che erano stati precedentemente presentati da Di Maio come il male assoluto.

Mi sembra di poter confermare le considerazioni del post originario “Nessuna demonizzazione di questa nuova classe politica; solo che ci risparmino una presunta nobiltà autoattribuita, figlia della proclamata diversità; altri hanno giocato questa carta, smentiti poi clamorosamente dai comportamenti.”

Per convincersi che l’equivoco sul nuovo che avanza non è una … novità raccomando di rileggere un libro di Michele Serra che risale a esattamente un quarto di secolo fa, ma sembra “fresco di giornata”.

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