AA. VV. Pericoli e paure. La percezione del rischio tra allarmismo e disinformazione. Atti del Convegno organizzato da ENEA e Agenzia Hypothesis, giugno 1993 pubblicato da Mursia nel 1994

Presentazione

Viaggiare in automobile è molto più rischioso che prendere l’aereo. Chi avesse dubbi può controllare le statistiche. Eppure, il timore di volare è diffuso e tollerato, mentre apparirebbe ridicolo quello per una breve gita in macchina. La paura, dunque, non sempre è un buon indicatore del pericolo e, viceversa, non tutti i rischi raggiungono la sfera della percezione. Il problema è quello di distinguere fra rischi reali e immaginari.
Gli esperti, in genere, offrono risposte ultimative, non di rado in contrasto fra di loro . Dalla salute, all’ambiente, al progresso tecnologico, sta infatti diffondendosi la tendenza a ricorrere semplicisticamente al rapporto causa-effetto, spesso senza un’ analisi del contesto generale dei problemi e della complessità e numerosità dei fattori in gioco. Risultati di tipo statistico, spesso riferiti a campioni non rappresentativi, vengono indebitamente ritenuti una conclusione e non la premessa per indagini più approfondite. E i mass media amplificano questi messaggi ambigui o fuorvianti, creando allarmi ingiustificati, false attese e frustrazione che si trasformano, alla lunga, in sfiducia e disorientamento.

In questo volume, epidemiologi, esperti di politica ambientale, storici, psicologi, sociologi, filosofi e operatori della comunicazione affrontano per la prima volta questi problemi secondo un approccio globale, riflettendo sui molti – e spesso contraddittori – aspetti della percezione del rischio, e sul suo impatto sulla vita quotidiana.

INDICE

Fabio PISTELLA: Pericoli reali e immaginari

Vittorino ANDREOLI: Paure individuali e collettive

John C. LUIK: Rischio collettivo e autonomia individuale

Luciano CAGLIOTI: Il rischio tra priorità e moda

Bernardino FANTINI: La percezione del rischio nella storia della medicina

Alberto OLIVERIO: Progressi della biologia e nuovi rischi

Piero SKRABANEK: Epidemiologia dei fattori di rischio: sarà scienza ?

Emanuele DJALMA VITALI: Il rischio alimentare

Gian Felice CLEMENTE: Rischio ambientale consenso sociale

Felice IPPOLITO: Il rischio energia

Martino GRANDOLFO: Il rischio dei campi elettrici e magnetici

Francesco MAURO, Laura PADOVANI, Carmela MARINO: L’ambiente domestico e i suoi rischi

Claudio CARLONE: La comunicazione del rischio

 Purtroppo le considerazioni lì espresse sono valide presso che integralmente. Riporto a titolo di esempio le conclusioni del mio contributo:

Risulta estremamente difficile costruire una società complessa, fondata sulla necessità del consenso e del coinvolgimento e che richiede quindi lo studio dell’accettabilità sociale e delle sue dinamiche, se non partendo da riflessioni anche metodologiche che rendano il concetto di probabilità e di rischio patrimonio cornune dell’insieme dei cittadini, sull’opinione dei quali necessariamente debbono basarsi anche Ie grandi scelte di sviluppo, Si tratta di un irmpegno che deve iniziare dall’impostazione della scuola secondaria
superiore per tagliare poi orizzontalmente i diversi corsi di formazione universitaria. Deve poter coinvolgere i media, essere parte del linguaggio e del sistema della politica, tanto più oggi che i meccanismi di delega, rispetto ai politici e agli esperti, non sono più giudicati percorribili.

E non si registrano progressi, anzi imperversano gli annientalisti cioè i sedicenti ambientalisti che in realtà respingono tutto. Li ha battezzati così Jacopo Fo che non è certo un industrialista.

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