Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici


L’edizione 2017 del Rapporto sul consumo di suolo in Italia, la quarta dedicata a questo tema, fornisce il quadro aggiornato dei processi di trasformazione del nostro territorio, grazie alla cartografia aggiornata del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), che vede ISPRA insieme alle Agenzie per la protezione dell’ambiente delle Regioni e delle Province Autonome, in un lavoro congiunto di monitoraggio svolto anche utilizzando le migliori informazioni che le nuove tecnologie sono in grado di offrire…




Rapporto Rifiuti Speciali – Edizione 2017


Il Rapporto Rifiuti Speciali, giunto alla sua sedicesima edizione, è frutto di una complessa attività di raccolta, analisi ed elaborazione di dati da parte del Centro Nazionale per il ciclo dei Rifiuti dell’ISPRA, con il contributo delle Agenzie regionali e provinciali per la Protezione dell’Ambiente…




La Legge sul Consumo di Suolo all’Esame delle Camere


L’approvazione in prima lettura, da parte della Camera, del disegno di legge sul contenimento del consumo di suolo è stata accompagnata da dure critiche da parte delle opposizioni e dei “movimenti”. In realtà, il testo rappresenta una mediazione fra le proposte di diversi partiti e punta ragionevolmente a contenere l’espansione urbana attraverso l’apposizione di nuovi vincoli. In assenza di politiche attive in favore del paesaggio e del territorio però, le nuove norme rischiano di sovrapporsi a vincoli preesistenti che, in molta parte del territorio, non sono mai stati resi operativi …

Il provvedimento è stato approvato dalla Camera con 256 sì e 190 no, e ora passa al Senato, dove è pressoché certo che sarà modificato e dove la discussione non si prevede breve. Una “specie di aborto”, secondo Fratelli d’Italia. “Il fratello ipocrita del vostro caro e amato Sblocca Italia», accusa per motivi opposti il M5S. “Una norma liberticida, per alcuni aspetti violenta”, rincara Forza Italia. “Tutto è andato come doveva andare: nel peggiore dei modi”, conclude sconsolata sull’altro fronte Sel, facendo propria la posizione di coloro che avrebbero preferito una bocciatura del testo, cioè del Forum Salviamo il Paesaggio, che ha provato a dettare ai parlamentari il testo da approvare e secondo il quale, dopo questo “delitto perfetto”, “ai cittadini non resta che l’indignazione”.

Per i favorevoli, il testo rappresenta un punto di mediazione tra l’esigenza di fermare il progressivo consumo del suolo agricolo e la necessità di evitare un blocco drastico delle costruzioni, che potrebbe avere gravi ripercussioni su un importante settore dell’economia. Secondo i contrari vicini ai movimenti, una legge sul consumo di suolo non avrebbe dovuto avere alcuna relazione con le norme di natura urbanistica, quanto, invece, essere ancorata alla legislazione in materia paesaggistica e ambientale. Questo avrebbe consentito al parlamento di esercitare appieno la materia di competenza esclusiva propria dello Stato, senza dover costruire un meccanismo di rimando agli enti territoriali, che rischia di inficiare l’intero percorso attuativo della norma…

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Nominare la Muraro Assessore all’Ambiente del Comune di Roma, dati i trascorsi, è come affidare a un saudita la tutela dei diritti umani in sede ONU?


Qualcuno potrebbe trovare una logica condivisibile nella nomina di Paola Muraro ad Assessore all’Ambiente del Comune di Roma seguendo, dati i suoi trascorsi, lo stesso approccio che ha portato l’ONU ad affidare al Rappresentante dell’Arabia Saudita la guida del Comitato consultivo dell’ONU sui diritti umani.




Tutte le Strade Portano Fuori Roma


Il 22 novembre si è tenuto a Roma il convegno “Il piano Nathan per Roma. ATAC e AMA. Portare i libri in Tribunale e indire gare europee”, organizzato da La Marianna e Fondazione Luigi Einaudi. Pubblichiamo un articolo tratto dall’intervento di Beniamino Bonardi, aggiornato alle più recenti notizie sull’export dei rifiuti urbani di Roma Capitale.

Dietro lo slogan “Rifiuti Zero” si nasconde la realtà di una capitale che, pur essendo estesa per ben 1.285 kmq, non tratta neppure un grammo dei rifiuti che produce. Roma pre-tratta e basta, cioè produce rifiuti da rifiuti. Per quel che viene dopo, cioè per il trattamento finale, tutte le strade portano fuori Roma, in discariche e inceneritori, italiani ed esteri. Il tutto in nome del “No” all’inceneritore a Roma e nel Lazio, perché non servirebbe e farebbe male alla salute. Gli inceneritori altrui, però, sono ricercati e benvenuti.

Tra pochi giorni, Roma comincerà a esportare in Austria e poi in Germania più di 150.00 tonnellate l’anno di rifiuti indifferenziati, grazie a un contratto con la società tedesca Enki della durata di quattro anni, che costerà 95 milioni di euro. Per ogni tonnellata di rifiuti, l’AMA pagherà a Enki 139,81 euro. Il tentativo di esportare in altri inceneritori italiani o europei altre 500.000 tonnellate l’anno di rifiuti indifferenziati, senza sottoporli a pre-trattamento, è andato a vuoto, perché la gara è andata deserta. Ma questa è la politica della capitale del dopo-Malagrotta, da Marino a Raggi, passando per la Regione di Zingaretti. Sul “no” a un nuovo inceneritore per Roma, Raggi e Zingaretti hanno trovato subito l’intesa…

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A Sostegno della Prevenzione


Per un paese come l’Italia dove le abitazioni e i servizi coincidono spesso con il patrimonio storico e monumentale, la prevenzione è un programma ambizioso, non è amministrazione ordinaria. Prima di essere una questione tecnica di protezione civile, è un problema di sistema, quindi innanzitutto politico e culturale.

Niente morti questa volta. Nella tragedia, alcune circostanze fortunate hanno fatto si che, sotto le macerie, non rimanesse nessuno. Come il fatto che nella zona dell’epicentro la popolazione fosse già in allarme o che gli edifici fossero già stati abbandonati a causa del terremoto di agosto. O come il ritardo dei sopralluoghi nelle zone interessate dai crolli a causa della giornata festiva e del cambio di ora legale.

Invece, l’emblema di questo terremoto di ottobre è il crollo della basilica di San Benedetto a Norcia, a rappresentare la dimensione sociale, culturale ed economica del danno subito in un’area scarsamente abitata ma fortemente evocativa dell’identità nazionale. Forse, insieme al dolore per i lutti recenti, un simile ampliamento del danno costringerà, oggi, l’intera società ad affrontare i problemi posti dai disastri naturali di carattere catastrofico con maggiore responsabilità rispetto al passato, in modo preventivo, e non solo successivo, alle calamità…

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Puglia: un mosaico di paesaggi, agricoltura e gastronomia


Non è infrequente trovare su vecchie carte geografiche la denominazione al plurale della regione Puglia; e ancora oggi sono in molti a parlare delle Puglie, per riferirsi a una realtà che in effetti ha caratteristiche ambientali, culturali, agrarie, eno-gastronomiche molto variegate.

Il Gargano – autentico emporio di bellezze naturali – ha poco in comune con la sconfinata pianura del Tavoliere; il Sub-appennino Dauno si differenzia nettamente dalla riarsa Murgia; le sabbiose spiagge e gli arenili che da Manfredonia arrivano a Bari fanno netto contrasto con le scogliere salentine.

Anche l’agricoltura di questa regione non costituisce un “unicum” : le colture orticole che da Bari a Lecce si integrano con olivi secolari formano un paesaggio che non si riscontra in altre zone; così come è difficile immaginare in altre contrade della regione i vigneti di San Severo, gli agrumeti del Gargano, i pascoli della Murgia, i frutteti che fanno da cerniera tra le province di Foggia e Bari, le distese di grano duro che dal Fortore all’Ofanto vedono i loro antichi spazi contesi dalla barbabietola, dal girasole da colture ortive rese possibili dalla irrigazione, sebbene non consolidate a causa delle difficoltà di collocamento dei prodotti.

I dialetti, i costumi, le tradizioni gastronomiche – ancor più che paesaggio e agricoltura – giustificano il plurale quando si parla della Puglia.

In Capitanata lingua e tradizione risentono dei secolari rapporti con Napoli, mentre la sua sapida cucina – orecchiette, troccoli, erbe spontanee, agnello – è il portato di un’agricoltura contadina e di millenari rapporti con l’Abruzzo e il Molise, per la transumanza delle pecore (e vanno pel tratturo antico al piano/quasi un erbal fiume silente/su le vestigia degli antichi padri).

A Bari e nel Salento pesce, verdure crude, minestre di fave e cicoria, latticini dal sapore antico caratterizzano una cucina altrettanto schietta e genuina combinata con vini di qualità.

Questo e altro ancora è la Puglia, una regione difficile da racchiudere in un libro, senza correre il rischio dell’approssimazione e dell’incompletezza. Rischio scansato sicuramente da “Puglia, dalla terra alla tavola” scritto a più mani da profondi conoscitori dell’agricoltura, della storia, dei paesaggi, della gastronomia, dei vini della regione.

Un titolo, in verità un po’ riduttivo, dato che il libro, partendo dalla terra arriva alla tavola, passando attraverso la storia millenaria delle varie contrade e città; conducendo il lettore a visitare basiliche, cattedrali, castelli; nonché vigne, cantine, spiagge, masserie, trulli, magiche grotte.

Dalla terra alla tavola con cento e cento schede sulla gastronomia regionale; un inventario prezioso di piatti caratteristici, gustabili soltanto in quelle città e in quei paesi; una strizzatina d’occhio al turista frettoloso, che si porta in Puglia per vivere una parentesi mistica sul promontorio di Padre Pio o nella Grotta dell’Arcangelo; per visitare antiche vestigia elleniche, romane, normanne, sveve, aragonesi; per immergersi nelle acque incontaminate delle Tremiti, del Gargano, del Salento.

Un libro che costituisce un prezioso vademecum per chi vuole conoscere la Puglia; nonché una raccolta di commossi ricordi di coloro che nella Puglia hanno indimenticate radici.

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I cinesi propongono una soluzione ai problemi del trasporto pubblico nei centri urbani e "stracciano" la Raggi candidata a Sindaco di Roma per M5S


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Un’alternativa più economica e di più veloce realizzazione alle subways e alle sopraelevate tradizionali con i disagi, i tempi e i costi che comportano, può essere, nelle città dotate di ampi viali la proposta cinese di un supertram che corre sopra strade esistenti lasciando spazio sotto per il normale traffico.

Lo si può immaginare come una vettura per sopraelevata che incorpora  il pezzo di carreggiata necessario. Il suo impiego è più promettente dove già esistono ampi viali tradizionali (tipico il caso delle metropoli americane “orizzontali” come l’area di Los Angeles; a Roma si potrebbe considerare ad  esempio il quartiere dell’EUR). Il concetto richiama la soluzione “sede propria o corsia riservata per il trasporto pubblico” con il vantaggio di non occupare spazio utilizzabile dalle auto.

I prevedibili benefici, oltre che sui tempi di percorrenza, sono sui livelli di inquinamento, sui consumi di carburante e sulle emissioni di CO2.

Vale la pena di dare uno sguardo al video del Corriere della sera che è realistico e piuttosto convincente.

Comunque è sempre meglio della soluzione “teleferiche” proposta da Virginia Raggi, candidata a Sindaco di Roma, oggetto di ironie e al limite del ridicolo. E credo anche meglio dei Jumbo tram o Jumbo filobus che hanno creato più problemi che soluzioni al traffico di Roma.




Il consumo di suolo in Italia, ISPRA Maggio 2015


Il suolo è una risorsa fondamentale per l’uomo. Per sua natura al centro di un sistema di relazioni tra uomo e cicli naturali che assicurano il sostentamento della vita, è non solo riserva di biodiversità, ma anche base per la produzione agricola e zootecnica, per lo sviluppo urbano e degli insediamenti produttivi, per la mobilità di merci e persone, per il benessere ed il godimento dei valori estetici. Tuttavia è ormai noto che, soprattutto a causa delle attività antropiche e di scelte di uso poco sostenibili, il consumo di suolo avanza e continua a generare la perdita irreversibile di preziose risorse ambientali e funzioni ecosistemiche, influendo negativamente sull’equilibrio del territorio, sui fenomeni di dissesto, erosione e contaminazione, sui processi di desertificazione, sulle dinamiche di trasformazione e sulla bellezza del paesaggio.

Ciò porta ad una elevata sottrazione della biodiversità e della produttività e compromette la disponibilità di risorse fondamentali per lo stesso sviluppo della nostra società. Negli ultimi anni stanno crescendo le iniziative volte alla riduzione del consumo di suolo, tuttavia continua anche l’espansione delle aree artificiali, spesso caratterizzate da processi di sprawl e di diffusione urbana, con una evidente frammentazione del paesaggio che spinge i processi di consumo dei suoli agricoli e naturali.

Ogni giorno il nostro territorio viene silenziosamente occupato da nuovi quartieri residenziali, spesso a bassa densità, ville, seconde case, alberghi, capannoni industriali, magazzini, centri direzionali e commerciali, spazi espositivi, strade, autostrade, parcheggi, serre, cave, discariche, continuando a trasformare la “campagna” in “città”, e la città per come la conosciamo in Italia in un continuum di antropizzazione diffusa e indistinta. Il nostro paese ha un livello di consumo di suolo tra i più alti in Europa, nonostante le peculiarità del territorio italiano dovute alle caratteristiche orografiche e ambientali, che dovrebbero (o avrebbero dovuto) evitare l’espansione urbana in zone ad elevata fragilità ambientale e territoriale…

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What is a green city?


Before proceeding to answer this question, a few terms must be defined. First, even if the specific challenges that the city centers are facing are often highlighted in articles, the term “city” generally refers to a broader metropolitan area. For example, “Milan” represents the large metropolitan area surrounding the city, not just the city lying within the city limits. The same applies to other major cities in different parts of the world, such as Chicago, London, Tokyo, São Paulo, etc.
A metropolitan area is made up of a central area containing a substantial population nucleus, together with adjacent communities having a high degree of economic and social integration with that nucleus. Metropolitan areas may therefore include several cities/urban agglomerations. Focusing on metropolitan areas makes sense because the majority of people and jobs are concentrated in metropolitan areas (over 50% worldwide and 70% in Europe), but outside of the proper “center”.
Defining a “green” metropolis is a more difficult task. Most of us have an intuitive sense of what defines a green city, like Portland, Oregon, as compared to urban centers defined as “gray”, like Mexico City.
Apart from having cleaner air, green cities also encourage “green behaviors”, like the use of public transport, with their environmental impact being relatively low so as, in some cases, to almost arrive at zero impact. Can this definition of a green city be translated into objective indicators of urban environmental quality?
In this sense, there are different types of evaluations. Environmentalists stress the importance of monitoring the size of a city’s ecological footprint. This approach focuses on what people consume and how much carbon dioxide is produced as a byproduct of urban consumption and manufacturing…
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