Su alcuni importanti parametri di politica economica i media danno notizie allarmanti sia che il valore del parametro scende sia che salga:

  • quando il prezzo del petrolio sale è una tragedia perché aumenta il costo di un importante fattore della produzione che è pure (in forma di carburanti suoi derivati) prodotto di largo consumo; anche se scende è una tragedia perché crollano gli investimenti in nuove capacità produttive e crollano i consumi dei paesi la cui economia è basata sulla vendita di petrolio (in questo periodo è basso e tutti diffondono preoccupazione; riflettiamo solo che se il costo dell’energia fosse stato più elevato la nostra competitività già precaria sarebbe andata a farsi benedire)
  • quando l’inflazione sale è una tragedia perché si riducono i consumi dei ceti a reddito fisso in quanto si riduce il loro potere d’acquisto e perché aumenta il costo nominale del danaro, in particolare il costo degli interessi pagati dallo Stato sul debito pubblico; anche se scende è una tragedia perché la semplice parola deflazione genera ansietà e poi il rapporto debito PIL sale in un quadro di deflazione (in questo periodo siamo in deflazione e tutti sono preoccupati; riflettiamo solo che se la contrazione delle entrate delle famiglie fosse stata accompagnata dall’inflazione il disastro sociale sarebbe stato difficile da contenere)
  • quando un soggetto finanziario estero investe in Italia è una tragedia perché svendiamo i gioielli di famiglia e rischiamo la delocalizzazione di centri decisionali o addirittura di attività produttive; anche se nessuno investe in Italia è una tragedia perché significa che non c’è convenienza a produrre in Italia (adesso gli investimenti esteri stanno lentamente riprendendo e i media lamentano l’invasione da parte degli stranieri)

E’ chiaro che le considerazioni precedenti sono grossolane ed estremizzate: si possono introdurre una serie di distinzioni che smonterebbero gran parte dei paradossi. Ho voluto solo richiamare l’attenzione sulla confusione che di diffonde nel grande pubblico e sull’esigenza che i media (ma anche gli opinion makers) escano dal sensazionalismo del singolo dato cronachistico ed espongano alla pubblica opinione una lettura sistemica dei fenomeni economici, inevitabilmente tra loro fortemente intrecciati, spiegando ogni volta i risvolti positivi e negativi ed evitando quando possibile di “piangerci addosso”.

In questo quadro di confusione informativa che senso possono avere i dati dell’Eurobarometro sulla percezione della situazione economica da parte del pubblico e degli imprenditori e come si fa a predicare che i risparmiatori a livello famiglie debbono essere più accorti valutatori della destinazione dei loro risparmi (per esempio a coinvolgerli nel destino delle banche attraverso il cosiddetto bail in)? Qualcuno si ricorda che vuol dire asimmetria informativa nei mercati? Le strutture pubbliche di ricerca socio.economica (e in una certa misura gli Organi di vigilanza) non potrebbero svolgere anche un ruolo di piana informazione più completa che la fredda esposizione dei valori degli indicatori? In questa direzione si è sempre impegnato il Censis, ma è un soggetto privato e comunque non andrebbe lasciato solo. Recentemente ha lodevolmente iniziato a impegnarsi in questa direzione che chiamo impropriamente “sistemica” l’Istat, ma altri soggetti potrebbero e dovrebbero intervenire. Speriamo però non facciano come l’INPS che con la busta arancione ha fatto previsioni (interessanti come esercizio modellistico teorico), ma di una tale aleatorietà (durata del periodo di lavoro, dinamica dei livelli retributivi, dei rendimenti finanziari e del tasso di inflazione) da aver generato soltanto confusione e preoccupazione, come se ce ne fosse bisogno. A proposito, i censori degli organismi internazionali certo non troppo benevoli verso l’Italia valutano il sistema pensionistico italiano come certamente costoso, ma tra i più solidi in ambito OCSE. Perché diffondere un panico ingiustificato?

PS I rifermenti al mondo dello spettacolo sono un po’ arcaici: la TV di stato con l’inizio dell’estate manda in onda … Teche teche te e io mi adeguo.