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Considerazioni sulle prospettive della società italiana stimolate dalla domanda di un bambino di 6 anni: nonno, che vuol dire spiragli?

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La settimana appena trascorsa per me è stata caratterizzata da una parola “spiragli”. Affrontiamola, perché le parole sono pietre come ci ha insegnato Carlo Levi e condizionano il cammino.

Ho cominciato a menzionare gli spiragli concludendo un post dedicato all’analisi poco confortante della situazione italiana con la frase seguente:

“Ma se si deve auspicare, per avere speranze di salvezza, che larghi strati della classe dirigente deliberatamente disattendano le promesse elettorali, vuol dire che i rapporti politici tra vertice e base sono diventati una presa per i fondelli con mortale minaccia alla democrazia. Sembrerebbe proprio una situazione senza vie d’uscita. Domani tenterò di descrivere quali spiragli si possono intravvedere.”

Il corpo a corpo con la parola spiragli è proseguito quando ho usato questa parola commentando un ‘immagine relativa all’episodio di Geppetto e Pinocchio nella pancia del pescecane e il nipotino di 6 anni ha chiesto “Nonno, che vuol dire spiragli? Ma ci si passa dentro?” Nell’immagine, di spiragli se ne vedono due: uno all’interno, il piccolo fascio di luce del mozzicone di candela, l’altro una luminosità proveniente dall’esterno attraverso l’enorme bocca del pescecane. Il bambino evidentemente è stato colpito dal secondo spiraglio quello che rappresenta la possibilità di uscire.

Tra le varie definizioni di spiraglio trovate mi è sembrata più completa quella del Dizionario Sinonimi e Contrari della RCS

La risposta è che ci sono tanti tipi di spiragli: semplificando, tre: possibilità remota / piccola speranza; raggio di luce che illumina, ma niente di più; varco angusto, ma attraverso il quale si può passare. All’analisi delle prospettive della situazione italiana si possono applicare tutte e tre i significati.

Nel senso figurato è, a mio avviso, evidente che se non alimentiamo speranze siamo nel tipico caso di profezie negative auto-avverantesi (per convincersene basta leggere i termini indicati nel dizionario come contrari: “difficoltà, improbabilità, impossibilità” in un crescendo di negatività,). Tre sono i prerequisiti che ho più volte richiamato (alcuni esempi):

Nel senso di raggi di luce che illuminano, ma niente di più, senza indicare vie d’uscita, gli spiragli possono essere una illusione che diventa trappola: il mozzicone di candela di Geppetto prima o poi finisce e ci si riduce a una lotta per prolungare la sopravvivenza (il vecchio proverbio “finché dura fa verdura”) rallentando il declino; è evidente che il distacco aumenta (sia per la crescita di numero e capacità dei nuovi competitori, sia per l’inevitabile accelerazione del degrado: i vecchi business tendono a scomparire, le persone migliori, per qualificazione e intraprendenza, se ne vanno) .

Non resta che concentrarsi sul terzo significato quello di varco angusto, ma attraverso il quale si può passare ben consapevoli che la possibilità di passare non è automatica ma va costruita con una volontà che mi piace etichettare “No al declino dell’Italia. Dalle parole agli interventi costruttivi” per sottolineare una scelta contraria a quella della rassegnazione appena stigmatizzata.

L’impostazione generale e la ricognizione delle possibilità che si aprono (obiettivi da condividere e possibili linee d’azione) sono esposte in un post di fine estate

Nel seguito di questo post, che è già diventato troppo lungo proverò ad indicare i passaggi da percorrere ampliando i varchi esistenti, in contrappunto con le preoccupazioni dell’articolo di Michele Salvati commentando il quale l’attenzione agli spiragli è partita.

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