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Dagli auspici alle previsioni realistiche sulla produzione di energia elettrica nel mondo

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E’ uscito in questi giorni il rapporto dell’Agenzia Internazionale dell’Energia relativo al 2015. Un’ottima occasione per un bagno di realismo se, invece di seguire le trionfalistiche interpretazioni della stampa, anche qualificata come il Guardian, ci atteniamo ai dati esposti nel rapporto. Concentriamoci su di una data il 2040 cioè tra un quarto di secolo e su un segmento del settore energia, quello della produzione dell’energia elettrica. La torta del titolo ci dà una serie di informazioni: i combustibili fossili saranno ancora la fonte prevalente (anche se di poco) con il 54,5 % seguiti da rinnovabili con 32 % e dal nucleare con 12 %.

Uno scenario poco rassicurante (ancora peggiore se teniamo conto del petrolio da consumare per i trasporti) se fossero fondate le fosche previsioni sui cambiamenti climatici formulate dall’IPCC che attribuisce all’accumulo di CO2 nell’atmosfera disastrosi aumenti della temperatura del pianeta.

Il quadro si fa più chiaro se isoliamo i diversi contributi

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Nel 2040 il carbone peserà ancora per il 30 % (allora dov’è la “grande svolta”, che i media ci raccontano, di Obama, del Presidente cinese, della Cancelliera Merkel?) e questa non è una buona notizia se la CO2 è il nemico da abbattere visto che ha il primato nella produzione di CO2. Il petrolio sarà circoscritto ai trasporti in quanto il gas lo rimpiazzerà nella produzione elettrica. Quanto alle rinnovabili spicca il 15 % dell’idroelettrico che però non potrà crescere più che tanto e colpisce negativamente che il fotovoltaico contribuirebbe un modesto 4%. E ripeto per aver questo bel risultato 25 anni e tante risorse finanziarie allocate?

Allora che fare? Per chi crede alle fosche previsioni IPCC dovrebbe essere prioritaria la messa in sicurezza del territorio rispetto ad eventi meteorologici eccezionali: linea d’azione comunque condivisibile anche da parte di chi non ci crede perché corrisponde a un’esigenza che si pone comunque. Direttamente sul fronte dell’energia occorre promuovere:

  • efficienza energetica in tutte le forme (meno fonti primarie per Kwh prodotto, anzi consumato perché l’efficienza si fa anche negli usi finali) concentrando gli investimenti nei Paesi come Cina e India, dove la crescita sarà maggiore e l’efficienza attuale è più bassa.
  • tecnologie avanzate per l’uso del carbone per esempio tramite gassificazione eventualmente con sequestro della CO2
  • sviluppo di fotovoltaico di nuova generazione più efficiente e più economico.

Quindi più che fermarsi a prevedere lo scenario tendenziale e a dipingere a tinte fosche le drammatiche conseguenze, occorrerà agire perché la reale situazione futura sia diversa da quella che oggi i modellisti ufficiali ci raccontano. Ma non sarà il vertice mondale del clima il cosiddetto COP 21 che si terrà a  Parigi tra qualche settimana  a indicarci come muoverci: avremo ancora solo  impegni generici, whisful thinking, previsioni catastrofiche ma nessuna concreta azione, come purtroppo è stato per i trascorsi 25 anni.

Molti confidano, a mio avviso con fondamento, che le previsioni dell’IPCC sono da”prendere con le molle”. Non mancano documentati studi che  approfondendo l’argomento arrivano a conclusioni diverse da quelle che vanno per la maggiore. Vanno salutate con favore le ricerche di chi non si allinea in forma preconcetta e segue i risultati dei propri studi e delle proprie valutazioni.

 

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