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Fake news anche sulle riviste scientifiche, ma almeno lì le bugie hanno le gambe corte

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In un documentato articolo su Panorama del 20 marzo, di cui raccomando la lettura, Luca Sciortino racconta come nascono le finte verità anche nel mondo scientifico dove purtroppo non mancano “colpe diverse: falsificazione, frode, plagio e altri tipi di cattiva condotta”.

Effettivamente il grafico che mostra l’andamento negli ultimi anni di pubblicazioni su riviste scientifiche smentite per uno dei motivi sopra elencati (il termine tecnico è “ritirate”) è preoccupante nella sua dinamica (in 15 anni da meno di 100 casi a quasi 1000). Però, approfondendo, si scopre che l’incidenza è contenuta e piuttosto stabile (quattro casi su diecimila e l’esplosione in numeri assoluti corrisponde a un forte incremento del numero totale delle pubblicazioni scientifiche).

Il sistema risulta in grado di controllare la situazione o quanto meno di contenere la dimensione delle violazioni dei codici di condotta. Ma la qualità e intensità della vigilanza sui meccanismi di selezione della produzione scientifica, vigilanza che non può competere ad altri se non alla stessa comunità scientifica, debbono essere massime per almeno tre buoni motivi:

  • nella nostra civiltà l’impatto dei risultati della scienza è enorme (basta pensare alla salute, l’alimentazione l’ambiente, ma anche alla dimensione socio-economica)
  • il processo moltiplicativo e spesso distorcente dei social fa circolare con particolare velocità e diffusione le informazioni “strane e divergenti”; ne deriva che si applica anche in questo caso l’asimmetria di risonanza tra notizia (grande evidenza) e smentita (visibilità minima)
  • si corre il rischio che sia minata alla base la credibilità del metodo scientifico nell’acquisizione delle conoscenze con potenziali effetti disastrosi.

La verifica indipendente dei contenuti degli articoli scientifici da parte di colleghi sarebbe più praticata se nei giudizi di eccellenza scientifica non pesasse troppo il parametro originalità, una scelta che dissuade un’equipe scientifica dal ripetere esperimenti altrui. Qualche considerazione va formulata sul ruolo delle case editrici delle riviste scientifiche più diffuse. Tal volta il sistema non opera con tutta la cautela necessaria, come è avvenuto in alcuni casi, molto rari, ma con elevata risonanza anche al di fuori dei circuiti specializzati. Non sarà che lasciare loro la responsabilità dell’accettazione degli articoli ha punti di contatto con il regime delle agenzie di rating possedute da soggetti finanziari che decidono (in conflitto di interesse) sul merito di credito di altri soggetti finanziari, inclusi Stati sovrani? Rileva ovviamente il dettaglio che gli editori hanno fini commerciali (tipicamente si paga per pubblicare e si paga per leggere) con elementi di oligopolio.

Un’avvertenza apparentemente collaterale, ma che invece potrebbe essere decisiva è quella di sostenere lo sviluppo sia di competenze trasversali rispetto alla eccessiva specializzazione tematica che rischia di portare a circuiti “chiusi” riservati agli addetti ai lavori, sia di competenze di natura metodologica e critica (ricordo la filosofia della scienza e l’epistemologia scientifica, ma solo come un esempio). Più in generale riemerge la ben nota questione della necessità di superare la separatezza fra le due culture (quella umanistica e quella scientifica) . Dai tempi di Snow che diede questo titolo a un libro del 1959 purtroppo grandi dibattiti, ma pochi passi avanti. Non ha avuto molto successo nemmeno la proposta formulata ormai quasi 25 anni fa da John Brockman di costruire una Terza cultura (aldilà di questo suggerimento le analisi contenute nel volume The Third Culture. Beyond the Scientific Revolution 1995 sono di ottimo livello). Un aggiornamento si trova negli scritti (Per una Repubblica delle Scienze e delle Lettere di Giulio Giorello Cosa intendiamo quando parliamo di «cultura»? di Giuseppe O. Longo e La guerra dei due mondi di Piergiorgio Odifreddi) raccolti in una riedizione arricchita del libro di Snow pubblicata nel 2005.

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