Alcune mie riflessioni sulla necessità di risolvere la questione migranti con un piano di interventi integrati da realizzare con risorse UE nei paesi di provenienza e transito dei migranti sono state accolte da molti con freddezza e incredulità nonostante citassi testimoni come Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, non solo autorevoli ma anche profetici perché affermavano già anni e anni or sono che il primo diritto dei migranti è quello di non essere costretti ad emigrare . Lo scetticismo è aumentato quando davo atto che il Migration Compact proposto dal governo italiano andava nel verso giusto e ancor più quando davo notizia di un apprezzamento da parte della burocrazia della Commissione e successivamente di una prima apertura da parte della stessa Merkel della quale ho descritto le piroette altalenanti concluse positivamente. Un messaggio convergente è venuto anche dal Governo di coalizione di Tripoli (debolino, in verità, ma dichiaratamente disposto a collaborare).

Ieri il primo passo formale della Commissione in una conferenza stampa a Bruxelles dove sono stati illustrati i contenuti della prima fase di intervento ma anche l’approccio complessivo e di medio termine secondo alcune anticipazioni informali.

Val la pena di leggere l’articolo del Sole 24 ore di stamattina che (anche se il titolo è riduttivo) è molto sintetico e documentato; non è necessario riassumerlo.

Sottolineo solamente (udite, udite) che è stato dato atto della provenienza italiana sia dello stimolo iniziale a procedere nella direzione della cooperazione internazionale sia di molte delle proposte puntuali, speriamo ora prossime al varo definitivo. Volendo sognare a occhi aperti lo si potrebbe leggere come un primo segnale di quella possibilità che l’Italia riacquisti un ruolo meno marginale nel processo decisionale UE pronosticata da alcuni osservatori inglesi (forse da loro auspicata, ma la vera partita è quella della cosiddetta Brexit che appare ancora molto incerta anche se la scadenza è prossima).

Ripeto le scuse sui miei riferimenti arcaici alla TV: la colpa è di Teche teche te su RAI 1, come ho detto in un post mirato a suggerire il superamento del pessimismo sempre e comunque, “a prescindere”. Qui ho evocato una gag di Nino Nanfredi (Canzonissima di fine anni ’50) nella quale raccontava di speranzosi tentativi sempre delusi. Aggiungo le scuse per aver inserito una gag in un argomento serio, anzi tragico: forse è una tipica applicazione del detto “ridere per non piangere” oppure è un modo, superficiale, per segnalare che siamo di fronte a una promettente inversione di tendenza e comunque all’avvio di un percorso di uscita da una situazione di stallo insostenibile che vedeva solo scambio di accuse e incomprensioni mentre Paesi come l’Italia e la Grecia erano (e per la verità sono ancora) lasciati soli con un carico insostenibile. Dovrebbe essere considerata una gag  – che certo non fa ridere – la pensata del austriaca: “teniamo bloccati i migranti nelle isole come facevano gli Americani a Ellis Island” . Altro che gag, è una proposta di Kurz Ministro degli Esteri dell’Austria guarda caso, uno dei pochi paesi europei che non ha coste e tanto meno isole.

Tornando seri, le priorità sono: revisione del trattato di Dublino che carica gli oneri di selezione e assistenza sui paesi ai quali appartengono i confini esterni dell’Unione e attivare immediatamente azioni preventive rispetto ai tentativi disperati di traversata, a cominciare da centri di smistamento nei lidi di partenza. La questione delle migrazioni si vince (o si perde) sulla costa africana sia per l’immediato sia per il medio lungo termine.