Speriamo sia fondata l’aspettativa che qualcosa si stia muovendo in Libia nel verso giusto:

Forse non erano del tutti giustificati i segnali di scetticismo – cortesi, ma molto critici – che ho ricevuto quando salutavo con soddisfazione la costruzione (per la verità laboriosa) di un nuovo Governo libico di coalizione, quando indicavo nel Migration Compact italiano una proposta che poteva facilitare una svolta, quando citavo autorevoli apprezzamenti internazionali sulla nostra capacità di gestire gli arrivi e ancor più critici quando rilanciavo una valutazione britannica sul ruolo positivo che l’Italia poteva giocare in ambito UE. Mi aspettavo critiche anche quando commentando il caso Regeni ho avanzato il dubbio che qualcuno avesse interesse a metter in crisi i rapporti tra Egitto e Italia (il recente aumento di barconi di migranti diretti in Italia provenienti dall’Egitto potrebbe non essere solo una coincidenza).

Non posso esimermi dal domandare ancora una volta se avesse senso scommettere sulla cosiddetta primavera araba (non innamorati di belle parole da salotto, ma ancorati alle concrete conseguenze sulle popolazioni coinvolte) e se i sedicenti profeti dell’esportazione coatta dei sistemi politici occidentali avranno la serietà di riconoscere che stiamo cercando a caro prezzo i successori (forse solo più presentabili) di Geddafi, di Mubarak e forse di Assad, nel frattempo sostenendo Erdoan e ringraziandolo con un gruzzolo, non trascurabile, per i suoi servigi. Quanto è costata in morti, conflitti ricchezza distrutta, vite disastrate questa ubriacatura di presunta democrazia a volte  pure “pelosa” (molti si domandano cosa abbia spinto Sarkozy a partire per primo e a pretendere sostegno)? E più nello specifico quanto tempo perso perché la Merkel e la UE capissero che si trattava di una crisi epocale e non di un problema di polizia di confine che l’Italia doveva sbrogliare da sola o di muri da costruire per proteggere i singoli stati se non ce la facevamo da soli a fronteggiare l’emergenza.

Rimane comunque vero che il risultato ottenibile nello spazio di un anno è solo il contenimento della tragedia delle traversate disperate del Mediterraneo o degli esodi nell’area dei Balcani. Migrazioni, terrorismo, ISIS, vivibilità nei paesi poveri e crisi economico finanziaria dell’Europa costituiscono un intreccio che si può sperare di risolvere solo affrontandolo in modo integrato con uno sforzo coordinato a livello internazionale.

Vedi articolo originale 

desertific_lg