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Incompetenza, superficialità o malafede portano ad affondare la presenza delle eccellenze alimentari italiane sui mercati mondiali?

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Ringrazio il Prof. Fabio Pistella per questo speciale articolo sulla etichettatura del cibo. Sottolineo il rischio dei “semaforini” per le eccellenze alimentari italiane.

Luigi Rossi Presidente FIDAF

Antefatti

Quando in piena estate ho lanciato l’allarme sul rischio che stava correndo il made in Italyalimentare italiano di essere obbligato a presentarsi al potenziale acquirente come insalubre attraverso un ‘etichettatura con semaforini – verde giallo o rosso, secondo un scala di salubrità “a capocchia” – la più diffusa reazione è stata che si trattasse di fake news(complice un’ipocrita pseudo smentita della OMS). Ma non sono mancate accuse di allarmismo sproporzionato e ingiustificato con la previsione che non se ne sarebbe fatto nulla. Purtroppo è andata invece esattamente come temevo.

Trascrivo i paragrafi sulla problematica dell’etichettatura dei cibi segnalata estratti da un articolo che affronta alcune questioni centrali per il mondo agricolo

Sul tema dell’etichettatura dei cibi, a seguito di anticipazioni sui lavori preparatori curati da OMS per una riunione dell’Assemblea Onu a livello di Capi di Stato e di governo fissata per il 27 settembre, il Sole 24 Ore il 17 luglio titolava Onu, agroalimentare sotto accusa: olio e grana come il fumo e riprendeva l’argomento il 20 luglio titolando Il documento in discussione all’Onu che mette a rischio il made in Italy alimentare per controbattere smentite a mio avviso poco convincenti e critiche piuttosto superficiali che accusavano il primo articolo addirittura di diffondere fake news.

Il documento predisposto ha in realtà passaggi con risvolti che possono suscitare allarme: “L’Oms raccomanda ai governi politiche per un’adeguata informazione, nelle scuole ad esempio, ma anche direttamente presso il consumatore con un’etichettatura dei prodotti in grado di fornire chiare informazioni sul loro contenuto. Anche le politiche dei prezzi possono essere utili. In particolare, se prodotti non-sani sono disponibili a prezzi bassi è più alta la probabilità che il loro consumo aumenti.” E la smentita che arriva dalla OMS a mio avviso non tranquillizza affatto: “L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) non «criminalizza specifici alimenti», ma fornisce indicazioni e raccomandazioni per una dieta sana e le notizie di «bollini neri dell’Oms su tale o tale alimento non sono corrette». Nell’ambito alla lotta alle malattie croniche, dal diabete al cancro alle malattie cardiovascolari, l’Oms si adopera in particolare per promuovere la riduzione del consumo di sodio, zuccheri e grassi saturi. L’Oms non criminalizza determinati alimenti ma raccomanda politiche che promuovano un consumo parsimonioso degli alimenti che hanno alti contenuti di sodio, zuccheri o grassi saturi.

Abbiamo assistito ad uno scontro su tutti i canali di comunicazione tra chi accusava di fake news questi giornali e plaudeva alla trasparenza e chi preannunciava gravi danni potenziali alle produzioni tradizionali italiane di alta fascia. Una raccolta abbastanza completa delle diverse posizioni si trova in un contributo di Sky tg 24. Secondo me la questione è più complessa di quanto abbia compreso la maggioranza degli intervenuti nel dibattito e non è affatto da escludere che le ripercussioni negative possano esserci, e anche massicce. Innanzitutto sul merito della vicenda: a. anche il grande pubblico sa che il rapporto non è tra singolo cibo e salute, ma tra dieta (mix di dosi di alimenti) e salute; b. la situazione va differenziata per paesi fino al paradosso che anche nei paesi dove c’è insufficiente alimentazione il pane avrebbe bollino rosso; c. (paradossalmente) ammesso che alcuni cibi siano da sconsigliare non è detto che l’allarme e la proibizione sortiscano l’effetto perseguito: esempi: zucchero, alcol, fumo (e volendo anche droghe). Premesso che non è col semaforo che si fa educazione alimentare, sulle procedure in corso credo che da parte italiana non si debba “abbassare la guardia” e il monitoraggio già in questa fase istruttoria debba essere accorto e continuo. Chi sostiene che si debba attendere i documenti finali mi ricorda il famoso detto sui buoi e la loro stalla che andrebbe chiusa prima della fuga e non dopo. La storia dell’etichettatura con i semaforini/bollini gira da anni. Chi vuole conoscere i retroscena legga un articolo di ottobre 2016 interessante e abbastanza completo (Germania, USA, Francia, UK hanno già preparato i campioni).

Le smentite dell’OMS mi sembrano poco convincenti anche perché ora, per far passare il principio si afferma che nei documenti ufficiali sono presenti solo generici orientamenti senza specifica dello strumento, ma acquisito il principio verranno tirati fuori “autorevoli studi del mondo scientifico” come quello tedesco americano citato nell’articolo linkato e ci saranno imposti i semaforini in fase applicativa. Vedo sui social troppi buonisti concilianti che rischiano di sorbettarsi qualunque furbata perché sarebbe ineducato dire di no agli organismi internazionali e non si rendono conto che una merendina prodotto industriale non identificato quanto ai materiali di partenza e all’origine, se architettato con giusto mix (penso a certe non meglio qualificate merendine) andrebbe sullo scaffale con bollino verde mentre il prosciutto o il parmigiano (in quanto singoli alimenti “sbilanciati” rispetto al sale) andrebbero con il bollino rosso. Addirittura, colmo dei colmi, potrebbe succedere che un’imitazione artefatta con nome farlocco tipo parmesan senza sale sarebbe con semaforo verde e il vero parmigiano con semaforo rosso. Questo soprattutto sui mercati esteri dove imperversano già le imitazioni inaccettabili delle eccellenze italiane. Se così fosse, il riconoscimento della dieta mediterranea come patrimonio dell’umanità conferito dall’Unesco diventerebbe una presa in giro nella sostanza.

Vediamo il seguito della storia.

Il round successivo si è svolto durante la riunione intergovernativa in sede ONU a fine settembre. La delegazione italiana riferiva che si era conclusa con pieno successo della posizione italiana. Notizia lanciata dal Sole 24 Ore e ripresa anche su Linkedin

Fosse finita qui, già risulterebbe che il rischio c’era, che la mobilitazione era necessaria e che il risultato era stato conseguito a maggioranza. Altro che allarmismo ingiustificato.

Prospettive

Purtroppo sta andando molto peggio di quanto si sperava, come ci ha informato il Sole 24 ore del 24 novembre

…. a Ginevra l’Oms ha appena diffuso un rapporto del direttore generale, l’etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus, in preparazione del Consiglio esecutivo dell’Oms in programma a fine gennaio, in cui l’organizzazione per l’ennesima volta ripropone delle conclusioni diverse – un falso dunque – rispetto a quanto deciso dai capi di stato e di governo all’Assemblea generale Onu del 27 settembre scorso. Dichiarazioni opposte a quelle ufficiali dell’Onu con lo stesso linguaggio fuorviante del comunicato stampa successivo al vertice Onu di settembre, che era stato emendato a seguito delle pressioni dell’Italia. 

L’ultimo aggiornamento lo dà Affari e Finanza di Repubblica di ieri 10 dicembre con l’articolo il cui titolo è nell’immagine in testa a questo post:

Il made in Italy della tavola tricolore gioca la carta dei simboli a “batteria’ per non restare bloccato dal semaforo rosso delle nuove etichette nutrizionali sponsorizzate dalla Francia (e dalle grandi multinazionali, malignano agricoltori e produttori italiani) . 

Commenti

Sulla solidarietà a livello UE: la Francia (che da anni si è impadronita di strutture portanti dell’agroalimentare italiano) la Spagna e la Commissione Europea caldeggiano i semaforini (e qualcuno si sorprende del clima diffuso in Italia sulle scelte adottate a livello UE). Una raccomandazione UE dovrebbe uscire entro il 2019 e gli scontri sono in corso. Ancora una volta sarà decisiva la posizione tedesca.

Nel merito: a. il voto non va dato al singolo ingrediente a parità di peso, ma al “piatto” con la sua combinazione di ingredienti (ancor meglio sarebbe darlo alla dieta con il suo mix di piatti), è ridicolo confrontare 100 grammi di pasta con 100 grammi di olio; b. come racconta l’articolo di Affari e finanza la distorsione del messaggio può essere decisiva: Il rischio commerciale per il made in Italy dl questa classificazione l’ha calcolato con precisione chirurgica Nomisma: quando nel 2013 la Gran Bretagna ha convinto il 98% dci supermercati a usare i semafori, le vendite dei gioielli di casa nostra sono crollate: -14% il prosciutto crudo, reo di essere troppo salato, – 7%, il parmigiano reggiano. Distrutti da un bollino rosso che per il 40% delle donne (e ii 30% degli uomini) interpellati da un sondaggio di The Cooperative Group significa molto semplicemente “Non acquistare”, anche se si tratta dei pilastri di quella dieta mediterranea che ha garantito all’Italia un risultato quasi da record mondiale di longevità.

Sulla procedura: li lascio al lettore; mi limito ad osservare che la burocrazia (in questo caso quella dell’OMS) si arroga il diritto di insegnarci a vivere marginalizzando anche le indicazioni dei Governi (e quindi dei cittadini elettori). E’ su queste dorate, ultrapotenti e irresponsabili burocrazie internazionali che dobbiamo porci la domanda del titolo: incompetenza, superficialità o malafede? A pensar male si fa peccato, ma … con quel che segue. Vediamo come andrà a finire al prossimo meeting dell’Executive Board della OMS previsto per fine gennaio.

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