In un post che seguiva gli incontri di Renzi con Merkel e Juncker e precedeva l’incontro del Gotha dell’Europa che conta con Papa Francesco mi domandavo se il Papa avrebbe praticato la misericordia, che è cifra distintiva del Giubileo da lui promosso, anche nei confronti degli illustri visitatori (a proposito nel raccogliere foto dei luoghi di decisione avevo dimenticato il più importante cioè Berlino) . Leggendo i resoconti dell’intervento del Pontefice mi sono fatto l’idea che non li abbia assolti e abbia ripetuto quali sono le sue aspettative su quello che l’Europa dovrebbe essere. L’intelligenza dell’intervento è anche nella scelta di rifarsi puntualmente a quello che l’Europa aveva dichiarato di voler essere secondo i propositi dei suoi padri fondatori: come non essere d’accordo? Possiamo chiamarlo un rimprovero oppure un pressante invito, certo un’assoluzione non è. Ma lasciando da parte la diplomazia, rimane la domanda se nei decenni trascorsi la politica e la euroburocrazia abbiano realizzato gli ideali originari: la mia risposta è “solo in piccola parte” e tra gli errori metto soprattutto un’iper-regolazione dei dettagli, il troppo repentino allargamento a Est e soprattutto la scelta di rimanere a metà del guado, simultaneamente troppa Europa e troppo poca Europa: moneta sì; fiscal compact (cioè regole di bilancio dei singoli stati)  sì; regole di Basilea sulle banche, sì; trattato di Dublino sì; ma politica fiscale comune no; politica estera comune no; emissione di titoli dell’UE no. La tragica vicenda dei migranti non è un fattore che perturba un quadro altrimenti idilliaco,  è un’ulteriore circostanza che si aggiunge a una situazione molto difficile evidenziata dalla crisi-economica e finanziaria; la terapia non potrà che essere globale e in fondo l’Italia con il Migration Compact ha dato un contributo a indicare parte delle azioni da intraprendere e non siamo più nell’angolo dei cattivi. Visto che a Junker e a Merkel piace tanto l’immagine dello scolaretto che deve fare i compiti stavolta i compiti li debbono far loro e che compiti e con che scadenze. Comunque punto centrale è che la soluzione della questione dei migranti non può prescindere dalla priorità di evitare che partano. Altri Pontefici l’avevano detto con maggiore chiarezza.

L’altro fatto nuovo di questi ultimi giorni  è l’apparente retromarcia del Ministro degli Interni austriaco Sobotka sulla chiusura del Brennero, retromarcia motivata da rimescolamenti delle alleanze di politica interna austriaca e comunque condizionata alla pretesa che siamo noi italiani a caricarci da soli del compito di selezionare chi arriva rimandando indietro la grande maggioranza. Confermo che la revisione del Trattato di Dublino è la cartina di tornasole che deciderà se finora si sono fatte solo chiacchiere o meno.

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