Un tentativo di analisi dei meccanismi che regolano questo comparto (le cui dimensioni e prospettive finanziarie sono presentate in un articolo di Wired) e dei rischi di bolla bis dopo quella della new economy si trova in un mio post di giugno scorso. Aggiungo considerazioni sparse e un po’ destrutturate per sottolineare l’impatto che questi fenomeni hanno sulla vita di tutti noi.

Volendo iniziare in tono scherzoso ricordo la famosa storiella del grande affarista che aveva venduto un cane per un milione di euro ricevendo in pagamento due gatti stimati 500 mila euro l’uno (a volte anche il mercato dei calciatori e le rappresentazioni degli asset nei documenti di bilancio fanno venire in mente qualcosa del genere, per non parlare delle acrobazie dei furbetti del quartierino che virano verso il penale).

Serie considerazioni si dovrebbero invece fare sui meccanismi fiscali applicati alle grandi multinazionali sia sui redditi prodotti durante l’esercizio sia sulle sopravvenienze generate da movimenti patrimoniali. Sono sotto gli occhi di tutti le distorsioni derivanti da un enorme variabilità di regole e aliquote con una sorta di concorrenza al miglior trattamento e questo anche tra stati della cosiddetta Unione Europea, cosiddetta perché dal punto fiscale è tutto tranne che un’Unione; tra l’altro in questa pur criticabile competizione l’Italia non sembra proprio giocare un ruolo efficace allo sopo di massimizzare insediamenti produttivi e corrispondenti entrate fiscali – la recente decisione degli Agnelli su Exor ne è un esempio, anche se sul piano occupazionale in Italia va riconosciuto che FCA ha fatto dei progressi importanti.

Il dato che mi ha colpito di più è quello del 2008 quando Microsoft era disposta a sborsare 40 milioni di dollari per Yahoo (più o meno il valore oggi di una realtà produttiva come ENEL in buona salute e abbastanza internazionalizzata). Che si deve pensare di un mondo della finanza che esprime questo tipo di valutazioni sorprendenti per livello e volatilità? Non si può non ricordare che le grandi Agenzie di rating sono sempre quei soggetti che:

  • sono posseduti dalle grandi banche d’affari sottoposte alla loro valutazione, un conflitto di interessi enorme su cui nessuno dice nulla -
  • il loro giudizio condiziona i debiti pubblici cosiddetti sovrani
  • pochi giorni prima del crollo suggerivano di comprare azioni Lehman Brothers
  • più in generale hanno assistito senza proferire verbo al proliferare dei famigerati derivati.

Queste dinamiche molto pronunciate sono in correlazione stretta con il fenomeno della finanziarizzazione dell’economia: usando un linguaggio tradizionale prevale, sempre più il peso del fattore produttivo capitale finanziario rispetto agli altri fattori (capitale di conoscenze, lavoro, mezzi strumentali, …) e soprattutto prevale più che il possesso l’intermediazione della risorsa finanziaria e i servizi correlati (basti pensare quanto incidono i servizi di assistenza finanziaria nelle operazioni di compravendita di pacchetti azionari, di reperimento di risorse finanziarie e simili); gli impatti sull’occupazione e sullo sviluppo di infrastrutture sono sotto gli occhi di tutti; non si vedono segnali di azioni Ue per affrontare il tema.

Tornando al settore specifico con il senno di poi si potrebbe sostenere che in questa fase stanno vincendo i soggetti che hanno business e settori di utenza ampli e diversificati come Amazon che copre l’intero comparto della distribuzione, Microsoft che copra ampi segmenti dell’informatica e non solo come alcuni credono nel comparto di quella che si chiamava un tempo “office automation” e Google che copre l’universo della conoscenza inteso in tutte l forme dal divertimento ai servizi rivolti al business.

Per chiudere una riflessione inquietante su tre episodi che sembrano cronachistici e invece hanno risvolti di fondo:

Mi pare sempre più urgente un’azione decisa dei governi occidentali perché il mondo della rete non diventi un’occasione di vulnerabilità della quale potremmo amaramente pentirci, anzi sia utilizzato come canale di informazione documentazione e perché no, propaganda.

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