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Parte III. Dialogo apocrifo tra Don Chisciotte e Sancho Panza

Di' la tua

Se il referendum ferma la riforma costituzionale si vanificano i risultati conseguiti

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Chi ha seguito le argomentazioni di Don Chisciotte a favore del sì al referendum e quelle di Sancho Panza a favore del no può essersi sorpreso: ma come, Don Chisciotte invita al realismo e Sancho Panza fa l’idealista, il perfezionista: sembra quasi si siano scambiati le parti. Io penso proprio di no e mi conforta n questa opinione la pregevole analisi del libro e dei personaggi pubblicata sul sito Scuola Filosofica dal quale cito una frase fra le tante che condivido: “Don Chisciotte era meticoloso e sistematico, nella sua follia: egli assume un corpus di regole, desunte da tutti i libri di cavalleria letti, in base alle quali prendere decisioni e leggere la realtà”. Tra le prove a sostegno di questa interpretazione l’autore del brano riporta una breve citazione del testo di Cervantes  (Cervantes M., (1615), Don Chisciotte della Mancia, Frassinelli, Milano, pp. 204-205):

“Mi sembra”, disse Sancio, “che quei cavalieri furono provocati ed ebbero buone ragioni per fare follie e penitenze; ma vostra signoria che motivo ha per impazzire? (…)”.  “E qui è il punto”, rispose Don Chisciotte, “qui sta la finezza del mio proposito; che un cavaliere errante impazzisca avendone motivo, salute e grazie: il bello sta nel dar fuori di matto così per niente”.

Scegliere deliberatamente, anche se tutti ti reputano un pazzo, di stare alle regole (anche se non condivisibili come non lo erano più ai tempi di Don Chisciotte le regole della cavalleria è il massimo della razionalità – oggi si direbbe razionalità vincolata). Insomma il don Chisciotte che immagino io, se crede che valga la regola, anzi l’imperativo di “fare le riforme” altrimenti  il sistema dei valutatori esterni ti riprova, seguiamo questo imperativo con convinzione, addirittura per libera scelta. Insomma fare di necessità virtù e salvare la faccia nel senso di non subire la direzione dall’esterno. No sarà questa la posizione di chi vuole oggi portare avanti le riforme (oserei dire quali che siano) tanto per mettere una crocetta “fatto” che vale un buffetto di approvazione, importante molto importante per andare avanti?

Quanto a Sancho Panza – ci ricorda sempre il sito Scuola Filosofica – “da buon uomo di popolo, rustico e concreto, non si fece convincere senza la speranza di guadagnare qualcosa: niente meno che un’isola da governare.alla fine della storia” E in effetti  “Arrivano ad affidare anche un paese a Sancho, che scoprirà ben presto come il governo di un paese sia molto più difficile e stressante che essere in piena libertà col suo padrone.” In parole più crude la prosaica concretezza di Sancho è farsi convincere a credere quel che gli raccontano anche contro l’evidenza, purché il compenso sia adeguato.

In definitiva, seppure in forme diverse, entrambi i personaggi sono un mix di realismo e idealismo.

Fatta questa premessa ascoltiamo ancora il dialogo

Don Chisciotte

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Caro Sancho chi potrebbe dichiararsi contrario al bel quadretto che ci rappresenti: tutti gli obiettivi conseguiti con le dovute procedure approfondendo e compatibilizzando le diverse finalità e rispettando ogni vincolo magari trovando l’accordo generale. Ti sfuggono un paio di dettagli:

  • è mezzo secolo che si è provato e riprovato a realizzare questo maxi compito (con tentativi di collaborazioni bollati con il nome infamante di inciucio, con decisioni unilaterali di destra e con decisioni unilaterali di centro sinistra) e non si è cavato un ragno dal buco se non delusioni e recriminazioni e qualche volta son venuti fuori solo peggioramenti (vedi espansione ruolo delle Regioni)
  • non abbiamo più tempo a disposizione, non solo perché ci considerano in grande ritardo quelli che piaccia  o non piaccia ci mettono i voti, ma soprattutto perché premono altre questioni sia per la governace della Repubblica (come la legge elettorale e la regolamentazione dei partiti) sia per il benessere dei cittadini, questioni ben più sentite da tutti come l’occupazione, il rilancio dell’economia, la funzionalità della Pubblica amministrazione per citarne solo alcune.

Tra l’altro sul piano concettuale tutte le altre regole dovrebbero essere definite dopo la riforma costituzionale e se questa prende ulteriore tempo (che poi a dir la verità se si ritocca una virgola ricomincia in Parlamento un gioco dell’oca disperante) figuriamoci quando si arriva in porto sul resto.

Quindi amico mio come ti dicevo il meglio è nemico del bene e portiamo a casa quello che è realisticamente a portata di mano.L’elenco dei dividendi di questo atteggiamento comincia a essere significativo: a. l’agognata flessibilità sul bilancio statale; b. un netto miglioramento delle posizioni UE su accoglienza e distribuzione dei migranti; c. ultimamente anche una ragionevole interpretazione per il sistema bancario italiano delle norme comunitarie sul sostegno pubblico alle situazioni di crisi. Prima che si ottenesse il via libera molti benpensanti sottolineavano l’importanza di una risposta positiva e preconizzavano che non ci sarebbe stata per poi, una volta ottenuto il risultato, sminuirlo o ignorarlo. Più in generale, i rapporti dell’Italia con il sistema decisionale UE sono tali che si rafforza la suggestione avanzata da alcuni osservatori che l’Italia stia giocando nei fatti un ruolo positivo, magari un po’ bricoleur e un po’ confuso ma tutt’altro che inutile.

Sancho Panza

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Allora, se Lei mi sta dicendo che c’è stato già un tornaconto e che c’è una gran fretta a concludere la riforma costituzionale perché se no ci ricacciano fra i cattivi e che ci sono da decidere in fretta provvedimenti di legge ordinaria con conseguenze pratiche assai importanti, prima di dire la mia sulla Costituzione vorrei sapere quali saranno i contenuti di questi provvedimenti operativi.

Don Chisciotte

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Certo che ne parliamo, ma prima un segnale sgradevole che ti debbo per onestà intellettuale. Anche se si finge di no, la Costituzione ce l’hanno cambiata e continueranno a cambiare, non nelle parole, ma nei fatti i vertici della UE. Su temi di grande rilievo come vincoli di bilancio, obblighi di accoglienza, c politica estera, attraverso trattati, Direttive e sentenze degli Organi Giurisdizionali la Costituzione viene ad essere fortemente condizionata; un esempiofra tanti: come si concilia la norma primaria della nostra Costituzione “Repubblica fondata sul lavoro” con le politiche socio-economiche dell’UE fondate da oltre un quinquennio su questo totem dell’austerity?

 

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