DCSP_pi_04Don Chisciotte

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Caro il mio Sancho, bravo. Ti stai convincendo che la soluzione migliore è quella di votare sì al referendum costituzionale e segui la tua tendenza a occuparti di cose concrete e di negoziare su queste prima di far concessioni. Mantengo la promessa e ti dico allora la mia riguardo alla legge elettorale e alle regole sui partiti come mi hai chiesto. 

Ricordati che l’italicum è figlio dell’accordo del Nazareno quando Renzi e Berlusconi sottostimando il fenomeno 5 Stelle e pensavano di scontrarsi al ballottaggio tagliando fuori i 5 Stelle (secondo alcuni Renzi intravvedeva il declino del centrodestra e pensava di vincere con relativa facilità in un probabile ballottaggio con i 5 Stelle). Renzi ha fatto la furbata finale passando dal premio alla coalizione al premio alla lista, convinto di avvantaggiarsi perché il PD conta di presentarsi con una lista mentre per il centro destra è sperabile solo un successo di coalizione. Ma l’esito delle amministrative – soprattutto a Roma e Torino – (e i successivi sondaggi sui possibili risultati delle politiche) hanno mutato la scena. Il sistema elettorale così congegnato, in particolare data la probabile riduzione dell’affluenza diventa una roulette russa in sede di ballottaggio e favorisce i 5 Stelle che non l’hanno votato, ma adesso vogliono, appunto, mantenerlo.

 L’esito delle elezioni politiche dipende ovviamente anche da quando si vota:

  • se si votasse adesso con l’Italicum probabilmente si estenderebbe la situazione riscontrata a Roma e a Torino e vincerebbero i 5 Stelle; allora per il PD prima cosa da fare è evitare che si voti subito (questo spiega la spinta di tutti, tranne il PD e i suoi alleati, a votare no al referendum nella logica di distruggere l’avversario e di andare alle elezioni quanto prima, poi si vedrà); rimarrebbe vero che una legge pensata per un sistema bipolare verrebbe applicata in una fase che vede un elettorato quanto meno tripolare
  • se le elezioni sono a naturale scadenza per ridurre i rischi di una vittoria 5 Stelle sono percorribili due tattiche non alternative: la prima è modificare l’Italicum, già qualcuno lo propone con la resistenza non clamorosa ma decisa come già spiegato; la seconda è agire perché da qui alla scadenza elettorale il governo rafforzi il proprio consenso e si ripeta il risultato delle europee che però non avevano doppio turno; è una tattica rischiosa ma forse la più conveniente a questa linea sembrano aderire anche segmenti di Forza Italia, quelli prossimi a Fininvest-Mediaset nella convinzione che l’arrivo al potere dei 5 Stelle sia da evitare in ogni modo e che una opportuna forma di collaborazione con Renzi aiuti in tal senso (altri invece osservano che identificare i partiti in un blocco di conservazione, tutti colpevoli di tutti i mali del mondo spinga gli elettori verso chi si definisce nuovo, quale che sia). Credo che Renzi si sia riservato di scegliere; per ora è concentrato sul referendum di ottobre che deve vincere e sceglie di non scoprire adesso le proprie intenzioni sulla legge elettorale.

Sancho Panza

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Quante complicazioni, mi sono perso; l’unica cosa che ho capito è che si gioca tutto su vecchio contro nuovo e su partiti contro movimenti che rifiutano di farsi etichettare come partiti.

Don Chisciotte

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Te l’avevo detto che hai il dono di andare al sodo. Cosa siano i partiti (o meglio cosa dovrebbero essere) non lo sa nessuno; secondo la Costituzione una legge avrebbe dovuto definirli, ma, trascorsi settant’anni, ancora non si è fatto;  una discussione è in atto alla Commissione Affari Costituzionali della Camera non si sa se con reale intendimento di concludere qualcosa (le questioni da affrontare sono tutte importanti: sistema decisionale e democrazia interna,applicazione delle norme del codice civile sulle strutture associative, inclusi i documenti di bilancio, le modalità di finanziamento.  Per me, fissato come sono con le regole, è incomprensibile che si sia sempre consegnato tanto potere ai partiti, dall’elezione del Presidente della Repubblica e tutte le altre Istituzioni Repubblicane (per la verità fino alle assunzioni nelle municipalizzate tipo l’ATAC), senza aver prima stabilito giuridicamente cosa sia un partito. 

Da quest’inadempienza vengono fuori paradossi giganteschi in un intreccio apparentemente inestricabile:

  • i partiti politici artefici delle leggi hanno vissuto fuori della legge come associazioni non riconosciute
  • i partiti pur svolgendo una funzione pubblica importantissima sono istituzioni private
  • i partiti strumento della democrazia hanno bisogno essi stessi che sia assicurata la democrazia al loro interno per non divenire preda di oligarchie; ma, per garantire una organizzazione interna democratica, occorre una legge, la cui redazione e approvazione è nelle mani dei partiti stessi

Diciamo anche che questi partiti (o movimenti) qualche problema al loro interno ce l’hanno:

  • la consistenza numerica dei loro iscritti si è fortemente ridotta: nel 1947 il PCI aveva due milioni e 500 mila iscritti, la DC  un milione e 200 mila, mentre il PSI con mezzo milione di iscritti era ritenuto relativamente piccolo ora il PD che dovrebbe essere l’erede del PCI, di parte della DC e anche in piccola parte del PSI ha solo circa 300 mila iscritti 
  • la presenza organizzata sul territorio si è molto assottigliata se non è addirittura scomparsa come si è ridotta la partecipazione – anche in forme diverse dall’iscrizione – dei cittadini alla vita politica attraverso i partiti; la rete e la digitalizzazione diffusa offrono un’opportunità ma non mancano problemi su qualità e garanzie di questa partecipazione
  • la forte riduzione dell’affluenza alle elezioni è un fenomeno con dinamica preoccupante perché sta virando dal disinteresse verso i partiti all’ostilità generica verso il sistema politico.

Non sono certo buoni segnali sull’efficacia dei partiti, visto che a norma di Costituzione il loro ruolo è quello di “concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”

In definitiva ritengo urgente che si intraprenda un percorso condiviso che, in parallelo al passaggio del referendum sulla riforma costituzionale – che credo vada de-enfatizzato – attivi in sede parlamentare un immediato impegno corale per regolare i partiti e correlativamente definire le modifiche alla legge elettorale necessarie per tener conto che piaccia o non piaccia l’articolazione delle posizioni dell’elettorato non è bipolare ma almeno tripolare.

Si vedrà così chi tra i partiti (pardon, inclusi i non partiti, ma quando finirà di circolare questa barzelletta nominalistica dei movimenti non-partiti che stanno in Parlamento e governano gi Enti Locali?) ha voglia di impegnarsi per costruire e non solo per collocarsi al potere e basta. Forse  le forze serie capiranno che l’elettorato è abbastanza intelligente da cogliere questo passaggio e già l’annuncio di un impegno del genere se seguìto velocemente da fatti  toglierebbe alibi ad alcune posizioni strumentali e potrebbe segnare un inizio di ripresa di un rapporto positivo tra elettorato e classe politica. Anche la collaborazione tra PD e Forza Italia potrebbe essere letta in modo positivo dall’elettorato in questo contesto costruttivo. Soprattutto occorre chiudere velocemente questo capitolo con tre questioni politico-istituzionali (riforma costituzionale-legge elettorale-regolamentazione dei partiti) perché le pressanti urgenze sentite dai cittadini sono la ripresa economica (soprattutto l’occupazione), la sicurezza, il welfare.

L’alternativa di non far null’altro che scannarsi sul referendum e poi si vedrà è, come ho già detto, surreale: vecchio contro nuovo, partiti contro non partiti; bassa partecipazione; alleanze elettorali innaturali al ballottaggio che rispecchiano non un’approvazione, ma una riprovazione dell’avversario ed esiti di differenze di voto risicate che danno luogo a maggioranze schiaccianti in Parlamento.

Caro Sancho, ecco i mostri contro i quali combatto che voi chiamate mulini a vento e invece sono mostri che potrebbero ucciderci, ma io non demordo e tu mi aiuterai. E poiché pure io, a mio modo, capisco le ragioni del realismo anche se non tutti se ne sono accorti, avrai la tua isola da governare e sarai felice e contento.