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Per discutere di progresso, oltre a Spengler Popper, Galbraith e Lasch leggiamo anche Michele Serra su Venerdì di Repubblica passando per i Peanuts

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Il Novecento ha segnato una forte evoluzione (io penso sia stata per alcuni versi un’involuzione) dell’idea di progresso: da un ottimismo fideistico si è passati a un rassegnato pessimismo cosmico. Durante la classicità greco latina c’era stato un passaggio inverso quando si sostituì al rimpianto dell’età dell’oro da cui si pensava di poter solo decadere, la speranza, anzi l’impegno, di costruire un futuro migliore, come illustrato, per esempio da Lucrezio, nel quinto libro del De rerum natura): 

“Ora l’arte del navigare, quella di coltivare la terra, le mura della città, le leggi, le armi, le vie del mondo, e altre simili cose, nonché tutto ciò che costituisce il conforto della vita e che la rende bella e piacevole, i carmi, i dipinti, le dedalee sculture, ci fu insegnato dal bisogno e nello stesso tempo dall’industria dell’ingegno umano che procede per gradi. Così, a poco a poco, il tempo trae fuori dall’oscurità tutte quante le cose e la scienza poi le reca alla luce; così videro gli uomini illuminarsi le cose l’une della luce dell’altra, fino a quando di ogni arte non toccarono il supremo fastigio”.. 

La tradizione giudaico cristiana per secoli rimpianse il Paradiso terrestre dal quale si poteva solo decadere in attesa della Gerusalemme celeste da raggiungere dopo il Giudizio Universale. Il Rinascimento, la filosofia moderna, l’Illuminismo riportarono in auge l’ottimismo sulle prospettive della civiltà.

Per affrontare il tema del senso del progresso essendo un fan di Marcie, personaggio dei Peanuts di Schulz che durante le interessanti discussioni al bordo del campo di baseball chiedeva sempre, invero con scarso successo, di definire l’oggetto della discussione, non posso evitare di chiedermi  qual  è  la definizione  di progresso e vado a leggere l’Enciclopedia on line Treccani

Vedi articolo 

progresso pistella

 

One Response to Per discutere di progresso, oltre a Spengler Popper, Galbraith e Lasch leggiamo anche Michele Serra su Venerdì di Repubblica passando per i Peanuts

  1. Luigi Rossi Rispondi

    11 maggio 2016 a 08:02

    Caro Fabio, avevo letto stanotte il tuo articolo e, mezzo addormentato, non aveva colto in pieno il significato del tuo messaggio. Mi ero perso dietro le tue tante citazioni al punto che mi ero svegliato stamattina pensando al tuo scritto come un saggio, non un articolo, o addirittura una isagoge come il carissimo prof. Angelo Bianchi amava autodefinire un suo scritto sulla Barbara McKlintock premio Nobel per la Medicina, presso la quale – Cornell University – orgogliosamente aveva fatto il suo Master.

    La lettura di stamane mi pare molto chiara e il messaggio è limpido. Condivido pienamente le tue considerazioni finali. “ritengo sia doveroso prendere in esame i comportamenti da correggere e le misure da adottare”, no al catastrofismo!

    “l’evoluzione dell’umanità sarà favorevole (questo vuol dire progresso) se troverà soluzione (o anche soluzioni parziali, temporanee non universalmente concordate, ma adottate da una grande maggioranza degli esseri umani) la grande questione (unica anche se con diversi risvolti) dei valori, dell’etica, della giustizia a tutti i livelli e dell’impegno”.

    Aldo Moro scriveva dalla prigionia, pochi giorni prima di essere ucciso: “Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere”!

    Giustamente tu scrivi “nella solidarietà verso gli altri deve trovare sbocco e motivazione quella insoddisfazione che piaccia o non piaccia è la molla dell’animo umano”

    E, personalmente, in questo cammino quotidiano – penso ai valori della salita in montagna più che al piacere di raggiungere la vetta – portiamo il “nostro zaino carico di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto il meglio di me stesso: porto me stesso, nel bene e nel male”. (Renato Cesarotto)

    In fondo anche la tua è una isagoge cioè una introduzione al tema del costruire insieme.
    Molto bello! Ciao

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