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Per far funzionare meglio l’Università convergenza su tre interventi concreti

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La qualità dell’Università italiana nella società della conoscenza è questione prioritaria che domanda concretezza (ideologie utopiche e ulteriori maxi riforme non ce le possiamo più permettere) convergenza (serve un dialogo per raggiungere un consenso ampio su quali ostacoli-storture rimuovere) e continuità (si sono alternate fasi in cui l’Università era al centro del dibattito politico e fasi  in cui dell’Università non importava niente a nessuno perché altre erano le emergenze serve invece monitoraggio continuo manutenzione e learning by doing).

Il fatto nuovo positivo è che come anticipato in precedenti post (vedi in fondo) si conferma la tendenza a focalizzarsi su tre questioni: l’immissione di nuove leve, il diritto allo studio e la valutazione degli Atenei. Su questo “agenda setting” si sono espressi sia il Ministro Giannini sia il Presidente della CRUI Manfredi.

Vedremo nei prossimi giorni alla prova dei fatti se si introdurranno nella produzione legislativa (legge di stabilità e dintorni) norme per superare le tre emergenze: le prospettive per l’ingresso dei ricercatori sono tutto tranne che attraenti; gli studenti in condizioni economiche disagiate non ricevono aiuto soprattutto per le spese più elevate (la logistica dei fuori sede che in Italia sono seicento mila); la valutazione di ricercatori e professori da parte dell’ANVUR  considera di fatto solo una delle tre missioni degli Atenei (la produzione scientifica) e trascura sia la didattica (che  pesa poco o nulla nell’abilitazione a professore, un evidente controsenso ma oggi è così) sia contenuti e risultati del rapporto con il sistema produttivo (che sarebbe invece decisivo stimolare e premiare).

Ovviamente si pone la questione risorse finanziarie, ma anche qui aiuterebbe la concretezza: favorire con stanziamenti mirati l’accesso ai fondi europei per la ricerca avrebbe un effetto moltiplicativo; spendere con l’aiuto delle Università, remunerandole per questo, meglio e senza ignominiose rinunce  le risorse messe a disposizione dall’altro “canale europeo” (da un recente monitoraggio compiuto, presso il Parlamento europeo, è risultato che a inizio anno l’Italia ha utilizzato, incluso il cofinanziamento nazionale, solamente 35 dei 47 miliardi di euro  messi a disposizione dai fondi strutturali,  2007-2013); valorizzare meglio la norma che privilegia sul piano fiscale le imprese che svolgono attività di ricerca in collaborazione con Università ed enti di Ricerca, strumento ancora poco utilizzato; costruire una rete per la gestione coordinata di infrastrutture di ricerca in collaborazione tra più Università e/o Centri di ricerca.

La risorsa più scarsa, sembra paradossale, è proprio la continuità di attenzione che sottende una sfiduciata rassegnazione. Il mondo universitario dovrebbe pretendere continuità di visione e di attenzione e fare tutto quanto in suo potere per dimostrare che si può e si deve migliorare. Intanto, qualche Ateneo, come il Politecnico di Bari, ci prova,  come ci prova Roma Tre, con le proprie forze e con le regole attuali.

Come piccolo contributo alla continuità, un mini servizio su Linkedin di monitoraggio di quel che “si muove sull’argomento” , spero utile anche perché si colgono nei media relativamente poche prese di posizione tra gli addetti ai lavori:

26 settembre  Qualcuno prova a far funzionare meglio l’Università con le regole attuali: è un vero aiuto a definire i provvedimenti di riforma in corso.

25 settembre  Dalla CRUI un altro autorevole contributo per costruire un consenso sugli interventi normativi di cui l’Università ha veramente bisogno.

22 settembre  Proseguono le prese di posizione sui provvedimenti in preparazione in materia di riassetto dell’Università. Emergono indicazioni utili e convergenti.

 

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