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Perché di PASSI INSIEME  

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   Contributo al Manifesto PASSI INSIEME

Alcuni anni orsono, aprivo una mia conferenza sull’uomo onnivoro (non già vegetariano), alla  Associazione laureati in Scienze Agrarie e Forestali di Piacenza, con una serie di diapositive su quanto importante sia la verità – il massimo di quella possibile – al fine di assumere posizioni “responsabili” su qualsivoglia argomento. A maggior ragione, ciò è fondamentale nel momento in cui non si tratti esclusivamente di esprimere “punti di vista”, ma si debbano prendere decisioni più o meno pregnanti; ad esempio, in termini di attualità: “ che fare in merito alle trivelle? Si o no al referendum?”. Nel merito, mi pare che la metafora più appropriata sia quella della “diagnosi corretta in vista della cura per una qualche malattia”; ovvio che scopro l’acqua calda nel dire che “cura efficace non vi può essere se la diagnosi è sbagliata”.

Eppure, non sarà sfuggito ai più di quante e quanto grandi siano le “bufale” circolanti; non solo in rete ove manca il controllo, ma anche sui “media” di ogni tipo: più spesso per omessa verifica, ma non di rado per “volontà mistificatoria” dalle motivazioni più diverse. Se vi fosse qualche dubbio al riguardo, richiamo due recenti pubblicazioni di tipo “quasi-scientifico”:

  • la copertina del numero di febbraio 2016 de “Le Scienze” evidenzia uno degli articoli interni “L’era della (dis)informazione” e continua: “Come l’espansione dei social network favorisce la diffusione incontrollata di informazioni false e teorie del complotto”. La cosa di maggiore interesse, almeno per me, sono tuttavia le considerazioni che emergono dall’analisi scientifica che ne fa l’autore (W. Quattrociocchi) del IMT, Alti studi di Lucca: non è solo responsabilità di chi diffonde le false notizie, poiché da parte degli “utenti” la selezione dei contenuti avviene per pregiudizio di conferma, portando alla formazione di gruppi solidali su specifici temi che tendono a rinforzarsi e ignorare tutto il resto (compresa la verità). Dunque, l’autore propone di cambiare da “era dell’informazione” a “era della credulità” e soggiunge: “Cercare di far ragionare un sostenitore di una qualsiasi teoria di complotto è inutile, si ottiene l’effetto contrario”;
  • il recente fascicolo di Vita e Pensiero dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (n° 1, 2016) contiene un contributo di P. C. Rivoltella: “Il buon uso delle fonti web. È questione di cittadinanza” che analizza il medesimo problema delle “bufale” in rete, ma è meno pessimista e fornisce una serie di suggerimenti atti a valutare la credibilità di quanto in rete: verifica di chi produce l’informazione in oggetto e quindi la sua attendibilità, ma poi il tipo di lettori che esprimono il loro apprezzamento ecc. Nella sostanza è quanto suggerivo nel 2010: esercitarsi per affinare la propria capacità di discernimento; semmai il problema, riferito al punto precedente, è per chi semplicemente ricerca conferme a ciò in cui vuol credere (credulità).

Nessuno di noi di PASSINSIEME ha la pretesa di essere depositario della VERITA’, ma certamente è motivato a fornire gli elementi di giudizio – funzione delle specifiche competenze – che possano portare il lettore “non ideologizzato e libero da preconcetti” a fare la “diagnosi corretta”, da cui discenderà inevitabilmente la scelta – pure corretta – dei conseguenti interventi. Siamo consapevoli di quanto l’obbiettivo sia ambizioso e di quanto grande sia il rischio di essere considerati presuntuosi, ma in termini personali non mancherà il riconoscimento del grado di incertezza, laddove la “diagnosi” non possa essere priva di un qualche dubbio.

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