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Perché le aziende non riescono a trovare il personale che cercano?

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Massimo Tacchini ha lanciato una delle sue provocazioni costruttive sfidando gli operatori del settore risorse umane a darsi da fare utilizzando Linkedin per favorire la copertura di posizioni di lavoro disponibili. Do un piccolo contributo dal mio punto di vista di professore nelle Facoltà di Ingegneria e di Economia ancorché in pensione e anche se sono consapevole che i professori sono corresponsabili del “mismatch” tra preparazione dei giovani ed sigenze del mondo del lavoro.

Cominciamo con il cercare di capire quali tipi di professionalità sono più richieste (offerte di lavoro che non trovano risposta) correlativamente quale tipo di preparazione è ritenuta più adatta e quindi che tipo di percorso formativo conviene intraprendere, in soldoni quale tipo di laurea  e quale tipo di Istituto di istruzione di secondo grado scegliere (ed eventualmente a seguire quale corso di laurea).

Tutte queste informazioni si trovano per esempio nel sistema informativo Excelsior curato da Unioncamere e Ministero del Lavoro. Sicuramente ricco, direi quasi troppo ricco nel senso che a mio avviso è un po’ dispersivo e non è facilissimo.. andare al dunque. Ma per i giovani nativi digitali questo non dovrebbe essere un problema. Da nativo analogico, ho trovato solo dati di previsione 2015, mentre un articolo di Gloria Riva sul supplemento D di Repubblica di oggi 9 gennaio fornisce numeri riferiti al 2016 (per la verità la sostanza del quadro non cambia significativamente).

Solo qualche commento:

  • come è ovvio in una fase della crisi economica caratterizzata da scarsità di domanda il mestiere più gettonato è quello di responsabile delle vendite con 10.170 proposte di assunzione programmate
  • prendendo in esame la dinamica risultano in crescita le richieste di figure quali l’industrial designer (+78%) – da interpretare come conferma del valore del made in Italy, alcune professioni sanitarie (+50%) – riconducibili alla fase di crescita della domanda di servizi alla persona, analista software (+45%) – più che prevedibile nella fase di digitalizzazione in corso; il quadro complessivo prova che è in atto un processo di spostamento dei consumi in direzione “di minor consumismo” (nel senso negativo del termine come acquisto compulsivo di oggetti spesso superflui) compatibile con uno sviluppo sostenibile
  • venendo alle laure, è confermata la domanda di lauree scientifiche e permane la richiesta anche di laureati in economia aziendale (non posso non lamentare che troppi giovani inseguono titoli di studio in discipline umanistiche o in scienza della comunicazione e dintorni per le quali lo squilibrio domanda offerta è drammatico)
  • l’elemento più consistente sul piano numerico è relativo alla richiesta di figure di specialisti a livello di Istituto Tecnico (si evidenziano tra le specializzazioni Grafica Termoidraulica e Chimica) Scuole (la maiuscola è una scelta di rispetto) che hanno reso possibile nei primi decenni del dopoguerra l’industrializzazione dell’Italia, ma che purtroppo sono decadute (tolte poche eccezioni) perché tendenti a scimmiottare i licei, prive di adeguati laboratori e di docenti “pratici del mestiere” troppo spesso senza proficui contatti con le imprese; mi stupisce non emerga il dato – da altre fonti evidenziato – dello sviluppo occupazionale e imprenditoriale nel settore agroalimentare che ha già trovato rispondenza nelle scelte formative.

Genitori (e docenti) rendetevi conto, e soprattutto trasferite questa convinzione ai ragazzi, di quanto è importante la scelta della scuola superiore (e poi eventualmente dell’Università); non fate la scelta per seguire un amico, perché è più comodo, perché è inutile sgobbare per un pezzo di carta, perché prendeva sempre otto al tema d’italiano, perché tanto non serve a niente … ; ne va del futuro dei figli e invece si pensa di più in famiglia alla scelta della meta delle vacanze o al modello di auto o di motorino. Si partecipa tanto ai social, si cercano i siti d’informazione più esotici  perché non si “fa un giretto” in Excelsior o in analoghi siti informativi? Chiedete consiglio e scegliete dopo esservi posta la questione con la serietà che merita ed esservi adeguatamente informati.

Chi abbia completato un percorso formativo poco coerente con le aspettative del mercato ha possibilità di riorientare o meglio completare  la propria preparazione: ottimi capi del personale vengono da studi umanistici, ma hanno aggiunto competenze giuridiche e manageriali, ottimi industrial designer vengono dal liceo artistico, ma hanno imparato disegno industriale, acquisito nozioni di tipo tecnologico, e di psicologia dell’acquirente; laureati in lettere, acquisite esperienze informatiche sono diventati ottimi documentalisti e così via. L’approccio giusto è capire quali prestazioni il potenziale datore di lavoro si aspetta e mettersi in condizione di corrispondere a queste aspettative; distinguiamo tra “preparazione a … una professione” cioè  mettersi in grado di svolgere la professione e “preparazione in …una disciplina” che vuol dire avere nozioni in un certo campo; quasi sempre la preparazione in un certo numero di discipline è necessaria, ma non è sufficiente a svolgere un ruolo riconosciuto e remunerato in ambito lavorativo.

 

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