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Quando ci possiamo fidare delle indicazioni formulate dai proverbi?

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Marco Caressa, esperto di Project Management, ha compilato per i colleghi Project Manager, una collezione di precetti di buon senso popolare (o di senso comune, se preferiamo) codificati in detti proverbiali e li ha confrontati con i consigli comportamentali risultanti da competenze ed esperienze professionali. Ritengo che il risultato di questa analisi possa essere utile a un’audience più estesa perché ha una valenza generale in molte situazioni che pongono di fronte a scelte non banali in ambito professionale e non solo.

Con il permesso dell’autore, che ringrazio unitamente a chi ha commentato e arricchito i suoi post, trascrivo la collezione con qualche integrazione in forma di un doppio decalogo il primo raccoglie casi di coincidenza tra le due fonti di conoscenza (popolare e professionale), mentre nel secondo sono individuati i limiti del sapere “popolare”.

Un primo elenco raccomanda alcune best practice con il conforto di un proverbio che dà sul da farsi suggerimenti coerenti :

1.  Per avviare un progetto trovare lo sponsor perché SENZA DENARI NON SI CANTA MESSA e verificare la sostenibilità degli obiettivi rispetto ai vincoli di scopetempo e costo: NON PUOI AVERE LA BOTTE PIENA E LA MOGLIE UBRIACA

2.  Per trattare con gli interlocutori occorre CONOSCERE I PROPRI POLLI identificando e analizzando gli stakeholder , e fare attenzione nella accettazione dei compagni di viaggio perché DIMMI CON CHI VAI E TI DIRÒ CHI SEI e CHI VA CON LO ZOPPO IMPARA A ZOPPICARE . Attenzione anche a non creare confusione di ruoli perché TANTI GALLI A CANTAR NON FA MAI GIORNO.

3.  Tradurre in requisiti solo le reali esigenze degli stakeholder, anche perché IL MEGLIO E’ NEMICO DEL BENE e i requisiti convenuti sono da soddisfare veramente in fase di attuazione perché OGNI PROMESSA E’ DEBITO.

4.  Curare puntualmente la programmazione fin dall’inizio perché CHI BEN COMINCIA E’ ALLA META’ DELL’OPERA mentre LA GATTA PRESCIOLOSA FECE I GATTINI CIECHI

5.  Valutare da subito i rischi, perché PREVENIRE E’ MEGLIO CHE CURARE (minacce) e UNA CILIEGIA TIRA L’ALTRA (opportunità) che sia concentrata all’inizio ( waterfall ) o distribuita nelle iterazioni di lavoro (agile) partendo da ciò che è irrinunciabile (Minimum Viable Product ).

6.  Nella stima di durate e attività tenere conto che ROMA NON FU FATTA IN UN GIORNO e del contesto di progetto, perché PAESE CHE VAI USANZA CHE TROVI.

7.  Durante l’esecuzione monitorare e controllare tutto, perché UN PICCOLO BUCO FA AFFONDARE UN GRAN BASTIMENTO (complessità e non linearità).

8.  Se emerge un imprevisto va affrontato con determinazione valutando tutte le potenziali conseguenze anche su altre parti del progetto, altrimenti XE PÈSO EL TACÒN DEL BUSO (È peggio la toppa del buco) ovvero il rimedio può essere peggiore del danno.

9.  Cercare la causa degli ostacoli imprevisti e non contare su soluzioni improvvisate, ancor meno ripetere questa leggerezza altrimenti TANTO VA LA GATTA AL LARDO CHE CI LASCIA LO ZAMPINO.

10. Tracciare e conservare ciò che di rilievo, positivo o negativo, è successo perché CARTA CANTA E VILLAN DORME e comunque perché per i prossimi progetti, NON SI FINISCE MAI DI IMPARARE e comunque ANCHE SBAGLIANDO SI IMPARA

Il secondo elenco dà i suggerimenti sui comportamenti da evitare (i cosiddetti “anti-pattern”, ciò che si fa e dovrebbe essere evitato) correlati con suggerimenti proverbiali che nel Project Management è meglio non seguire.

1.  FATTI GLI AFFARI TUOI CHE CAMPI CENT’ANNI. Consiglio nocivo per sé e per gli altri. Le informazioni utili vanno invece condivise con il team di PM perché UOMO AVVISATO MEZZO SALVATO.

2.  Standardizzazione e riuso sono importanti ma ricordarsi che ogni progetto è unico e non si deve seguire chi dice MA ABBIAMO SEMPRE FATTO COSI’

3.  PASSATA LA FESTA GABBATO LO SANTO,  è una cattiva indicazione perché non mantenere gli impegni presi con gli stakeholder fa perdere la stima e genera danni differiti.

4.  CHI FA DA SE’ FA PER TRE spesso fa solo micromanagement, che è una pessima pratica, e i ruoli vanno salvaguardati perché altrimenti TROPPI GALLI A CANTAR NON FA MAI GIORNO.

5.  CHI PESCA CON L’AMO D’ORO QUALCOSA PIGLIA SEMPRE, indubbiamente, ma fa anche GoldPlating, da evitare come la peste.

6.  CHI PIÙ’ SPENDE MENO SPENDE non sempre è vero e comunque l’uso delle risorse va ponderato e spesso BISOGNA FARE IL PANE CON LA FARINA CHE SI HA

7.  CHI VIVRÀ’ VEDRÀ’ (o le varianti TANTO POI LO GESTIAMO o POI VEDREMO), è l’atteggiamento peggiore perché, il fatalismo passivo è il veleno di qualsiasi progetto. L’antidoto è Risk Management a dosi massicce

8.  COMINCIA CHE DIO PROVVEDE AL RESTO è una falsa illusione: Fermarsi, respirare e…pianificare. Lo si può fare quando si preferisce: tutto insieme all’inizio o a ogni iterazione di lavoro, ma pianificare e irrinunciabile

9.  OGNUNO PER SE’ E DIO PER TUTTI è un cattivo consiglio i progetti sono fatti da un team di persone che condividono una visione e uno scopo. Il PM è al servizio del team per il successo del progetto.

10.  TENTAR NON NUOCE, senza valutare e confrontare le alternative un tentativo non meditato può invece nuocere parecchio.

Due commenti di carattere generale sui processi di conoscenza: a. sempre meglio attingere a una pluralità di fonti e cercare le convergenze; b. in situazioni complesse che richiedono professionalità specifiche non sempre il buon senso comune ci dà le indicazioni migliori anche perché i proverbi tentano regole universali che come tali non possono tener conto del contesto. A voler essere pignoli: la competenza vera è know-how e know why, (sapere qual’è la ricetta, ma sapere anche il perché) il precetto è tutt’al più know-how e pure di seconda mano.

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