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Semaforo rosso per i cibi italiani?

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Fabio Pistella

Former President of CNR, former Board Member of Authority for Electric Energy and Gas, former Director General of ENEA, Socio Onorario FIDAF

 

Non ho risparmiato su Linkedin critiche puntuali a gran parte delle agenzie dell’ONU, macchie mangia soldi per privilegi dei diplomatici e per roboanti dichiarazioni (giudizi, anzi pregiudizi, e auspici) mai seguite da fatti.

Fanno già abbastanza danni su migrazioni, fame nel mondo, terrorismi, genocidi, diritti umani, cambiamenti climatici e tante altre questioni serie.

Per correttezza ho anche riportato iniziative che ritenevo condivisibili (per la verità poche). E qualche volte ho persino pensato di aver ecceduto nelle critiche.

Ma questa pensata del semaforo per i cibi della tradizione italiana è follia pura.

Primo: anche il grande pubblico sa che il rapporto non è tra singolo cibo e salute, ma tra dieta (mix di dosi di alimenti) e salute.

Secondo: la situazione va differenziata per paesi fino al paradosso che anche nei paesi dove c’è insufficiente alimentazione il pane avrebbe bollino rosso. Non è col semaforo che si fa educazione alimentare.

Terzo (paradossalmente): ammesso che alcuni cibi siano da sconsigliare non è detto che l’allarme e la proibizione sortiscano l’effetto perseguito: esempi: zucchero, alcol, fumo (e volendo anche droghe).

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