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Sosteniamo l’iniziato recupero dei consumi anche attraverso la riduzione del carico fiscale sulla prima casa

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Finalmente una buona notizia: secondo il centro studi di Confcommercio i consumi nel mese di luglio salgono di oltre il 2% rispetto al 2014. Un risultato che va ampliato o almeno mantenuto.

Determinanti saranno le prossime misure su TASI e IMU per la prima casa in fase di definizione per la prossima legge di stabilità. Se le famiglie italiane (oltre l’80% vive in casa di proprietà) si libereranno di una delle preoccupazioni più sentite (che in molti casi è purtroppo reale in altri forse più psicologica che sostanziale, ma comunque condizionante) i consumi ripartiranno con effetti a breve sui posti di lavoro.

Buona parte dei posti di lavoro persi erano in esercizi commerciali della piccola distribuzione che negli ultimi anni hanno subito una tragica moria e certamente non si recupereranno se i consumi non riprendono.

Perché questo accada le misure dovranno essere permanenti, ed essere riconosciute tali dalle famiglie. La preoccupazione di molte famiglie a basso reddito è che non possano in prospettiva mantenere la proprietà della casa di abitazione e si comprimono i consumi per costruire una difesa attraverso un risparmio “auto-forzoso” destinato allo scopo di sostenere futuri prelievi fiscali.

E gli Italiani non intendono cambiare la destinazione dei propri risparmi. Lo testimonia l’incremento di oltre 80 % nel numero di mutui stipulati per l’acquisto di abitazioni (ABI, riferimento primi 7 mesi dell’anno. Giustamente questa notizia è stata salutata con favore. Ora occorre essere coerenti.

Non aiutano saccenti elaborazioni che accusano la cancellazione di TASI e IMU per la prima casa di “iniquità sociale a favore dei ricchi” , accuse basate su confronti internazionali non coerenti con il quadro economico finanziario – in particolare fiscale – ma soprattutto socio-anagrafico-famigliare dell’Italia dove incontestabilmente le famiglie hanno una composizione e un arco temporale di integrazione economica peculiare (agendo quindi come un ammortizzatore sociale più incisivo, il principale fattore di attenuazione delle conseguenze della crisi) e dove la pressione fiscale media e marginale sul reddito è da tempo molto elevata (in questo senso il risparmio poi  destinato all’acquisto della casa è già stato “tassato alla fonte”.

 

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