Tenendo sempre presente che l’unico modo efficace per affrontare con successo la vicenda migrazioni è aiutare i paesi di provenienza e transito come proposto nel Migration Compact dall’Italia che l’Ue si accinge a realizzare, un utile contributo a contenere il numero dei migranti che tentano la sorte in mare può venire dalle informazioni sui rischi del viaggio e su cosa li aspetta in Europa da parte di organismi umanitari. Dà notizia di quest’iniziativa Antonella Barina su il Venerdì l’inserto di la Repubblica del 22 luglio dove racconta come esempio l’impegno in Senegal di Aliou che ha rinunciato a partire dopo un tentativo drammatico e racconta ai suoi compagni che vorrebbero tentare la traversata cosa vuol dire in concreto affidarsi ai trafficanti. Proseguendo nella strada di condurre serie indagini socio psicologiche per comprendere motivazioni conoscenze e informazioni delle popolazioni che perseguono la migrazione, è emerso da indagini condotte da VIS Volontariato Internazionale per lo Sviluppo e Missioni Don Bosco onlus legata ai Salesiani  che solo una minoranza percepisce la morte come pericolo concreto del viaggio e che ancora meno temuti sono il carcere e il rimpatrio. Interessanti le motivazioni di questa disinformazione: i migranti che ce l’hanno fatta non vuole ammettere la sconfitta rispetto alle aspettative (proprie e della famiglia) e manda ai familiari messaggi rassicuranti, molto lontani dalla realtà, sulla propria situazione. Meritoria quindi la campagna Stop tratta che cerca di sensibilizzare i potenziali migranti e li incoraggia a restare a casa offrendo loro supporto scolastico, formazione professionale, inserimento lavorativo e accesso al microcredito.

La questione del ruolo della comunicazione sul fronte immigrazione e terrorismo è affrontata in termini generali da un post di @Dave N. Righetto i cui contenuti mi inducono a integrare la stesura iniziale di questo articolo con alcuni miei commenti al post di Righetto:

“Assolutamente da leggere. Anche se non tutte le affermazioni contenute sono condivisibili, sono sviluppate professionalmente con proposte concrete le considerazioni che ho accennato sul rilievo decisivo che la comunicazione ha nella gestione della tragedia immigrazione terrorismo ISIS. La vicenda Brexit va posta sullo sfondo come fattispecie collaterale che conferma il peso della comunicazione nella fase che stiamo attraversando. La parola marketing può apparire troppo forte ma altri termini più blandi farebbero perdere il senso della sfida in atto Se si preferisce usiamo il termine propaganda. Non è riprovevole  propagandare le nostre convinzioni”  (o non sarà che sotto sotto non ne siamo poi così sicuri?)

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