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Tutti a Roma, i capi dell’U.E. (Merkel, Juncker, Schulz): riconoscimento all’Italia, presa in giro, o visita per Giubileo? E il duo Obama Putin?

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Ieri, 5 maggio, e oggi si registra un’affluenza insolita a Roma dei  i capi veri dell’U.E. (Merkel, Juncker, Schulz , c’è anche Tusk, ma è poco più che decorativo). L’ospite più importante è la Merkel che si è incontrata ieri con Renzi. Difficile da valutare l’esito dell’incontro dalla conferenza stampa congiunta a fine colloquio.

Il bicchiere si può considerare mezzo pieno perché:

  • c’è stato un riconoscimento del lavoro fatto dall’Italia su queste magiche – o fantomatiche – riforme (magari solo formale, ma è quel che fa comodo perché secondo me tutto il mantra delle riforme volute da U.E. BCE e FMI è unrefrain per dare voti sulla fuffa e allora siamo contenti che la maestra smetta di dirci che dobbiamo fatto i compiti)
  • è stato riconosciuto che il Migration Compact italiano è un contributo utileverso una ragionevole gestione della questione dei migranti e che ilgoverno dellefrontiere dell’Unione non può essere solo compito dei paesi che hanno confini con l’esterno (come Italia e Grecia)
  • si è lasciata intendere una certa apertura sulla questione flessibilità del bilancio pubblico italiano in esame a Bruxelles
  • non è stato sostenuto da parte tedesca l‘atteggiamento aggressivo nei confronti dell’Italia manifestato qualche giorno fa da WeidmannGovernatore della Bundesbank (attenti che la furbata del poliziotto buono e del poliziotto cattivo funziona sempre)

Ma conta anche  il vuoto dell’altro mezzo bicchiere:

  • il no più esplicito è stato quello agli euro bond come mezzo di finanziamento della collaborazione tra  UE e paesi di provenienza o transito dei migranti; ma questo rifiuto era purtroppo prevedibile nonostante fosse la strada giusta; ancor più preoccupante la vaghezza su meccanismi alternativi
  • non è stato intrapreso l’indispensabile approccio integrato al groviglio della crisi economico-finanziaria, delle migrazioni, del terrorismo del contrasto all’ISIS e si procede “a pezzi e bocconi” con limitate possibilità di successo
  • l’approvazione del bilancio italiano è stata rinviata e quindi la spada di Damocle è ancora sospesa sopra la testa.

Juncker ha proseguito nel suo apparentemente costruttivo dialogo con Renzi, ma si è tenuto abbastanza sulle generali. La sua giornata clou dovrebbe essere oggi con l’incontro con papa Francesco: vanno a portargli il premio Carlo Magno forse sperando di rabbonirlo perché non sono mancati i rimbrotti nei confronti di un’Unione Europea che il papa giudica contraria nei fatti a ogni senso di umanità e ha sottolineato questo suo giudizio con la visita a Lesbo. Forse a Bruxelles (e a Berlino) qualcuno che si sentiva forte comincia a capire che gli attacchi sono numerosi e concentrici anche se eterogenei (dal papa ai partiti di estrema destra per motivi contrapposti, ma sappiamo che in politica il nemico del mio nemico è un amico) e forse maggiore ragionevolezza e ricerca di più ampi consensi è per loro vitale. Papa Francesco praticherà anche nei confronti degli illustri visitatori la misericordia che è cifra distintiva del Giubileo da lui promosso?

In sintesi: un passo avanti, ma tutto dipende dai futuri sviluppi, in primis l’esito dei negoziati sulla revisione del Trattato di Dublino che vede un vasto schieramento su posizioni egoiste, miopi e insostenibili.  Non solo quei furboni degli ex satelliti sovietici che ci siamo tirati dentro e  abbiamo riempito di soldi e ora si rifiutano di collaborare (e pensare che la Merkel per un po’ li ha considerati leali supporter delle sue tesi e li portava ad esempio a i paesi come l’Italia e la Grecia che salvavano vite umane mentre gli altri guardavano altrove), ma anche paesi finora più ragionevoli come l’Austria che minaccia “muri tecnologici” al Brennero e nella persona di Heinz Christian Strache  leader del partito di estrema destra, lancia l’epiteto di “scafisti di stato contro Merkel e Renzi”. Qui si vedrà se l’UE è qualcosa di più di un’espressione economica (per parafrasare “Italia espressione geografica” di Metternich). Va riconosciuto che l’Italia non è più esplicitamente sul banco degli accusati e che è anche uscita dall’angolo assumendo una visibilità non negativa. Al limite si può considerare non del tutto priva di fondamento l’ipotesi formulata dal Guardian che l’Italia possa esercitare un ruolo di leadership nel costruire una nuova Europa.

Qualcosa di promettente intanto si intravvede per la Siria (crisi che potrà trovare soluzione solo con un accordo, anche parziale, tra USA e Russia se terrà la tregua concordata nel recente dialogo tra Obama e Putin. Nonostante le critiche ricevute non erano fuori luogo le mie considerazioni di qualche mese fa sulla necessità di un coinvolgimento della Russia non solo per affrontare la crisi siriana, ma più in generale per mettere in piedi una risposta efficace al dramma del terrorismo dei migranti e dell’ISIS e conseguentemente trovavo ridicolo il permanere delle sanzioni alla Russia per una vicenda come la crisi ucraina che rispetto alla questione migrazioni è in fondo di modesta portata. Comunque il potere di Obama è agli sgoccioli e l’esito delle elezioni americane (ridotte ora al duello Clinton Trump) si fa sempre più incerto.

Per non farci mancare nulla dovremo anche seguire l’evoluzione in Turchia dopo le dimissioni del premier Ahmet Davutoğlu, (quello che ha condotto personalmente i negoziati con la UE per la vicenda migranti e ha portato a casa 6 miliardi di fondi UE a fronte di una promessa di intervento a beneficio quasi esclusivamente della Germania). C’è chi sostiene che  i mutati rapporti USA-Russia non sono estranei alla vicenda e che l’uscita di scena di Davutoglu optrebbe cmpromettere l’attuazione degli accordi con la U.E.. La posizione della Turchia nell’intera questione (ISIS, terrorismo e più in generale rapporti tra Occidente e mondo musulmano nelle sue articolazioni contrapposte è tutto da decifrare).

Qui un aggiornamento

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