Una ricognizione delle grandezze da considerare per una rappresentazione delle dinamiche sociali, politiche ed economiche in atto


In un recente post commentavo un interessante libro di Pierluigi Ciocca intitolato “Ai confini dell’economia. Elogio dell’interdisciplinarità”, dove si propone di arricchire l’elenco delle variabili aggiuntive (con relative interconnessioni) da prendere in considerazione per superare i limiti dei modelli volti a descrivere lo sviluppo economico che vanno per la maggiore.

Concludevo il post osservando che qualche integrazione potrebbe rendere l’approccio ancor più significativo per costruire rappresentare i diversi fenomeni che occorre comprendere per individuare suggerimenti per il rilancio del nostro sistema produttivo anche nella sua dimensione sociale. Riproduco nel seguito la figura dove in colore rosso sono rappresentate le integrazioni rispetto alle grandezze considerate nel saggio di Coccia.

Nella parte superiore della figura sono elencate alcune tematiche che hanno caratterizzato e caratterizzano i decenni del secolo XXI. Gli altri elementi inseriti sono l’esplicitazione degli spunti formulati nel post precedente.

  1. Esplicitare che come obiettivo non è da considerare il “Progresso Economico”, ma il ” BES Benessere Equo e Solidale” (trovo sorprendente che una serie di scritti mirati a sottolineare le dimensioni “ai confini dell’economia” esprima in termini riduttivistici l’obiettivo generale; forse è solo una questione di terminologia. Su questo fronte va proseguito ed esteso lo sforzo iniziato con l‘introduzione del BES nel Documento di Economia e Finanza (12 indicatori sono già inseriti nel DEF 2018) investendo nella costruzione di modelli che comprendano questi indicatori e li correlino con le altre grandezze in gioco. Non solo una generale attenzione al concetto di equità, ma anche la tenuta sociale, unitamente alla valutazione diffusa tra molti economisti che gli squilibri economici rallentino la crescita impongono di proseguire in questa direzione che è suggerita anche dalla manifesta inadeguatezza della grandezza PIL a rappresentare la dinamica economica di un paese.
  2. Costruire la rete di correlazione fra le grandezze rappresentate nello schema (non a caso uso il termine correlazione in quanto la maggioranza dei legami non è riconducibile a un semplicistico legame di causa effetto e anche perché sono numerose le controreazioni (feedback).
  3. Ampliare l’analisi e la rappresentazione nello schema della dimensione domanda; Ciocca osserva con riferimento all’Italia “la difficoltà di fuori uscire dalla più profonda depressione di domanda effettiva della sua storia”, ma non approfondisce questo aspetto come ritengo necessario anche come risposta agli opposti estremismi tra le pulsioni pauperistiche di una presunta “felicità della decrescita” e l’auspicio di una illimitata dinamica dei consumi ( essendo la qualità dei consumi una potenziale composizione di questo scontro)
  4. Integrare lo schema con una rappresentazione dei processi decisionali partecipativi e soprattutto dei flussi informativi connessi che sono determinanti sul livello che Ciocca indica con l’acronimo CIP, ma anche sulla dimensione domanda di cui al punto 3.

 

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