Una via proficua, secondo Dani Rodrik, tra gli estremismi del sovranismo e della iperglobalizzazione. Ma la politica preferisce il conflitto ideologico


Trascrivo le presentazioni trovate in rete di due libri di Dani Rodrik, un economista non allineato a scuole accademiche autoreferenziali e rissose, che trovo molto stimolanti per uscire da un conflitto ideologico e inconcludente tra l’estremismo del sovranismo e quello della iperglobalizzazione, che sta distruggendo non solo l’economia, ma addirittura il sistema socioeconomico dell’Occidente.

La globalizzazione intelligente 2011

“La straordinaria diversità che caratterizza il nostro mondo attuale rende l’iperglobalizzazione incompatibile con la democrazia. Una base esigua di regole internazionali che lascino sufficiente spazio di manovra ai governi nazionali rappresenterebbe una globalizzazione migliore poiché potrebbe correggere i mali caratteristici della globalizzazione e nello stesso tempo mantenere i suoi essenziali vantaggi economici. Abbiamo necessità di una globalizzazione intelligente più che di raggiungere i livelli massimi di globalizzazione”. Dani Rodrik ripercorre la storia dell’economia per dimostrare come il problema non sia tanto la globalizzazione, quanto il modo di interpretarla e governarla. Possiamo e dobbiamo procedere a un tipo di narrazione differente relativa al processo di globalizzazione. Invece di considerarla un sistema che esige un’unica serie di istituzioni oppure una superpotenza economica principale, dovremmo accettare di considerare la globalizzazione come l’unione di nazioni, le interazioni tra le quali sono regolate solo da poche leggi semplici, trasparenti e di buon senso riguardanti le attività commerciali. Questo modo di vedere le cose non costruirà un percorso che conduce verso un mondo “rigido”. Niente di tutto questo. Grazie a tale modo di vedere sarà possibile costruire un’economia mondiale sana e sostenibile nell’ambito della quale verrà lasciato spazio alle democrazie per determinare a proprio piacimento il loro futuro.

Dirla tutta sul mercato globale 2019

Lo Stato-nazione sembrava essere condannato all’irrilevanza grazie alla globalizzazione e alla tecnologia. Ora è tornato, spinto da un coro populista mondiale. Rodrik, da sempre schietto critico di una globalizzazione economica andata troppo oltre, va di là della reazione negativa populista e offre una spiegazione ragionata dei motivi per cui l’ossessione delle élite tecnocratiche per l’iperglobalizzazione abbia reso piú difficili per gli Stati-nazione ottenere obiettivi economici e sociali legittimi a casa propria: prosperità economica, stabilità finanziaria ed equità. Egli rimprovera i globalisti per aver messo in pratica pessime scelte di politica economica, ignorando le sfumature dell’economia, che avrebbero dovuto indurre a più cautela. Rodrik rivendica la necessità di un’economia mondiale pluralista, dove gli Stati-nazione possiedano un’autonomia sufficiente per formare i propri contratti sociali sviluppando strategie economiche pensate per i propri bisogni. Invece di invocare la chiusura delle frontiere o il protezionismo Rodrik ci mostra come ristabilire un equilibrio accorto tra una governance nazionale e una globale.

Il primo testo è una profezia dei problemi che si sono purtroppo manifestati puntualmente negli scorsi anni. Il secondo (da notare il sottotitolo: Idee per un’economia mondiale assennata) è una sorta di ultimo preavviso (propositivo non lamentatorio né rassegnato) sulle misure non più rinviabili. Ma nella civiltà del conflitto e della semplificazione si stanno perdendo concetti come misura equilibrio, regolazione e hanno cittadinanza solo le opposte tifoserie da stadio. Esattamente il contrario di quanto serve per governare la complessità.

Non si conquista consenso elettorale attraverso proposte basate su approfondimenti, aggiustamenti, accordi, correzioni di rotta; questo comportamento è bollato con termini dispregiativi come inciucio, trasformismo, mancanza di attributi, confusione. Se poi si aggiunge l’elogio dell’incompetenza le possibilità di individuare e applicare le scelte giuste scemano ulteriormente. Ritorniamo a questo punto alla questione tutti atteggiamenti considerati difetti, tipici delle élite, più esattamente di quali élite. Anche su questo Rodrik ci dà un messaggio selettivo: attenti alle élite tecnocratiche. a me vengono in mente, chissà perché, proprio le élite burocratiche delle strutture dell’Unione Europea

Concludo con la frase usata come titolo nella figura: Due libri la cui lettura dovrebbe essere obbligatoria per chi fa il politico, aggiungendo che per i cittadini interessati a comprendere le situazioni che stiamo attraversando, tempo e denaro destinati alla lettura, in particolare del volume più recente, sono secondo me un ottimo investimento. Anche perché non ci può essere partecipazione senza adeguata informazione e comunicazione.

Vedi articolo

spi_lga