Un'analisi completa e calzante della situazione italiana, ma una prognosi intrisa di remore sulla democrazia e incentrata sui rischi


22.01.2018

Nel suo imperdibile articolo pubblicato ieri 21 dicembre sul Corriere il prof. Salvati analizza le tre cause dell’attuale situazione di difficoltà dell’Italia.

La prima causa è quella insorta a livello internazionale a partire dagli anni 80 con “… una vera grande svolta del capitalismo, in direzione di un regime neoliberista e globalizzato. In un contesto di libera circolazione dei capitali e di cambi flessibili crescono maggiormente i Paesi più competitivi, con salari più bassi, con buone capacità tecnologico-organizzative, o per il concorso di entrambi i motivi”. “Anche nei paesi più ricchi e industrialmente maturi si registrano forti perdite relative di reddito e di occasioni d lavoro stabili nei ceti culturalmente e professionalmente più deboli e nelle aree territoriali meno favorite”. .. .”Nei Paesi … meno competitivi – l’Italia è un caso tipico – questi fenomeni si avvertono con maggiore intensità.”

La seconda area di motivazioni esposta da Salvati è interna al sistema Italia: riforme mancate nel periodo tra gli anni ’60 e i primi anni ’90, quando neoliberismo e globalizzazione non erano ancora dominanti; successivo decennio con la fragilità mascherata “da una crescita stimolata da disavanzi pubblici, e poi dalla grande svalutazione del periodo 1993-95″… “coll’ingresso nella moneta unica, ma non a causa di questa, il nostro distacco dai Paesi europei … non ha fatto che aumentare…”.

La terza area di responsabilità è da Salvati attribuita all’UE che, ” poteva essere una grande occasione per influire sulle decisioni degli Stati Uniti e impegnarsi per una globalizzazione più regolata, a difesa di un modello sociale europeo … , ma sinora non lo è stata per ragioni ben note” e sulle quali non posso ora soffermarmi.” Invito a legere l’articolo per sapere quali sono secondo Salvati queste ragioni. Riporto solo la sua conclusione: “… è illusorio sperare in una solidarietà economica da parte dell’Europa molto più forte di quella attuale. L’ostacolo della «pericolosa ossessione tedesca», come l’ha definita Jean Pisani-Ferry, nei confronti di una Transfer Union, di un maggiore sostegno ai Paesi più deboli, è insuperabile: non un euro dei contribuenti tedeschi deve andare a finanziare le inefficienze e i ritardi di altri Paesi!” In sostanza un Unione debole ostaggio di una Germania miope.

Venendo alle prospettive, anche in vista delle elezioni, ormai prossime, Salvati riporta quanto scritto sul Messaggero da Alessandro Campi una decina di giorni prima:«L’impressione è che i partiti, a pochi mesi dall’appuntamento cruciale con le urne, stiano vivendo un serio vuoto di idee e di capacità propositiva. Rispetto all’acutezza della crisi economico-sociale nella quale l’Italia è ancora immersa nessuno di essi sembra avere soluzioni razionali da proporre all’attenzione dei cittadini».

Il commento di Salvati è che: “Un vuoto di idee, competenze e capacità propositiva c’è senz’altro in alcuni dei partiti che si presentano in queste elezioni. Non c’è però in altri: in questi ci sono molti politici e tecnici consapevoli della gravità della situazione e delle «soluzioni razionali da proporre all’attenzione dei cittadini»”

Come se non avessimo fin qui ricevuto una massiccia dose di cattive notizie il nostro autore alza ancora il livello del proprio pessimismo esponendo un’analisi che riassumo come segue. Per non perdere voti, partiti consapevoli e seri non dicono la verità né sulla gravità della situazione né sulle ricette da seguire. Se fossero sinceri ed espliciti perderebbero voti uscendo sconfitti. D’altro canto i partiti poco seri alimentano confusione generalizzata e immotivate speranze di soluzione. In soldoni secondo Salvati bisogna sperare vincano i partiti che predicano male (non raccontano la verità anche se l’hanno capita e propongono manovre a basso costo, ma inefficaci) e opereranno bene (attueranno le cure benefiche, intese come maxi incisive su patrimoni e redditi violando le promesse elettorali). In effetti se vincono quelli che predicano male (propongono manovre a basso costo, ma inefficaci) e opereranno pure male (realizzeranno queste manovre inefficaci) i danni economici e sociali sarebbero particolarmente gravi.

Ma se si deve auspicare, per avere speranze di salvezza, che larghi strati della classe dirigente deliberatamente disattendano massicciamente le promesse elettorali, vuol dire che i rapporti politici tra vertice e base sono diventati una presa per i fondelli con mortale minaccia alla democrazia. Sembrerebbe proprio una situazione senza vie d’uscita. Domani tenterò di descrivere quali spiragli si possono intravvedere.

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