Richiamo l’attenzione sull’ultimo capitolo intitolato “La questione del ceto medio in un paese complicato. Nota sull’Italia” poco più di 60 pagine che meritano di essere lette e meditate, dal quale estraggo alcune frasi solo per stimolare alla lettura.

Le cose poi di nuovo si complicano nel nostro caso, per un sistema politico in stato confusionale, dove un orientamento bipolare non ha funzionato, e la strada assorbente di una inclusiva rappresentanza di centro, scelta dall’attuale leadership, incontra la difficoltà funzionale di Crouch, con prospettive peraltro di segno diverso.  Qui, dal nostro punto di vista, possiamo osservare che probabilmente la strada per una possibile via d’uscita passa anche per una parte rilevante dagli spazi che saranno lasciati o saranno capaci di conquistarsi le classi medie. In passato, dal punto di vista politico, il ceto media è stato «sprecato», considerato solo una magnifica preda da suddividere e conquistare elettoralmente in mancanza di visioni unitarie credibili sulla funzione professionale delle classi medie”. L’idea di un ceto medio riflessivo, anima possibile di movimenti sociali, cresciuto nelle professioni socialmente utili, nel terzo settore e nel servizio sanitario nazionale, fra gli studenti e gli impiegati del settore pubblico è certamente importante anche nel caso italiano; ma oltre alle cautele indicate quando se ne è parlato, e necessario mettere in conto le capacità riflessive e le buone ragioni che si trovano guardando anche in altre direzioni: in particolare alla sensibilità e alla capacità riflessiva di imprenditori, artigiani, professionisti che si sono misurati con la crisi.

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Il punto centrale, reso evidente dall’esame dettagliato delle politiche dei servizi pubblici, è che si è trattato di un ‘operazione di ingegneria sociale che ha comportato una radicale trasformazione del ruolo dello stato nella società. L’introduzione della logica di mercato nella produzione di servizi collettivi e in infrastrutture, misure come lo scorporo di attività ministeriali in agenzie definite quasi non governative, la forte delega di autonomia a scuole e ospedali, l’uso di indicatori standard per valutare gli esiti contrattuali come meccanismi punitivi e premiali a questi riferiti, l’uso di agenzie indipendenti per il monitoraggio, e altri elementi nell’ambito di una forte centralizzazione della regia complessiva hanno condotto a esiti che i ricercatori giudicano criticamente. In particolare, osservano che: il complesso sistema di contratti fra le agenzie, il decentramento di bilanci e il metodo di monitoraggio dei risultati hanno prodotto gigantesche procedure burocratiche; che aziende subappaltatrici a cascata non hanno fornito i servizi stabiliti; che gli individui hanno imparato a ingannare il sistema degli indicatori; che la proliferazione di controlli ha eroso la fiducia nell’etica professionale e nello spirito del servizio pubblico. Un controllo sociale di questo tipo, terminano gli autori, contraddice l’idea che ognuno agisca in buona fede ed erode la fiducia nella competenza degli attori sociali.

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Guardiamo allora dal lato delle classi medie come risorse. …. Un processo di ricostruzione sociale produrrà grandi cambiamenti, e richiederà molta innovazione. Vecchie classi medie scompariranno o si adatteranno, e altre nuove entreranno in scena , fra i protagonisti (o i frenatori) dell’innovazione e del cambiamento. Molte di queste figure sono in realtà già presenti, anche se spesso in condizioni che non permettono di esprimersi completamente. Imprenditori e tecnici delle medie imprese del Quarto capitalismo, capaci di muoversi nei mercati mondiali per la qualità dei prodotti e dei servizi collegati offerti a misura dell’ acquirente; imprenditori e artigiani che hanno resistito alla crisi; figure delle «fabbriche della produzione intelligente» [Berta 2014], che sperimentano nuovi modelli organizzativi e condizioni di lavoro; giovani delle nuove professioni in cerca di visibilità e riconoscimento istituzionale, di cui si è parlato: sono esempi di nuove classi medie presenti, che possono generare e diffondere innovazione nel sistema.

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Le condizioni perché l’innovazione si consolidi e non sia deviata si definiranno in maniera importante nei giochi politici e culturali intorno al ruolo delle classi medie. Per questo esse meriteranno ancora un ‘attenzione adeguata nell’interpretazione e nei futuri racconti analitici del cambiamento sociale, in cerca di possibili nuovi compromessi sociali, per forme di regolazione in grado di sostenere insieme prospettive di sviluppo, equità,  partecipazione democratica.

Il libro, ricco di dati numerici e citazioni bibliografiche, potrebbe costituire, insieme ad altri studi sull’argomento, una base per approfondimenti nella direzione di individuare condizioni e percorsi utili per avvicinarsi a una soluzione della crisi che stiamo attraversando. Se qualcuno parte in questa direzione sarò lieto di dare un contributo.

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